VISIONI PUNK



Visioni Punk: una rassegna cinematografica volutamentei fuori tempo massimo con le celebrazioni che hanno ricordato il trentennale del punk nel 2007. Una rassegna che piuttosto che mettere l’accento sul 1977, anno in cui il punk deflagrò in tutta la sua potenza, ma anche l’anno in cui come corrente strettamente musicale era arrivato ormai alla fine, cerca di evidenziare il filo rosso che dalla New York della Blank Generation arriva ai giorni nostri, dimostrando come il punk più che essere semplicemente un trend è stato ed è un’attitudine mentale che ha influenzato e continua ad influenzare sia il mondo della musica e dell’arte sia quello dell’attivismo sociale.

Detroit, fine anni Sessanta: le fabbriche della più grande città industrializzata al mondo iniziavano a chiudere. Gli MC5 urlano “Kick out the jams, motherfuckers!!!” ultimo respiro della hippie generation radicale. Tra i capannoni industriali abbandonati degli stabilimenti della General Motors, i figli degli operai capiscono di non avere più lo stesso futuro dei propri padri. Vicino alla comune degli MC5 ne nacque un’altra simile, quella degli Stooges. I testi delle canzoni andavano oltre quelli degli MC5, erano disperati e nichilisti, non c’era nessun sole all’orizzonte.
No future lo dicono anche a New York, quando agli inizi degli anni Settanta la città inizia il suo declino economico che arriverà all’apice tra la fine del decennio e gli inizi degli anni Ottanta.
Dal marciapiede, nel 1971, emergono le New York Dolls che piombano sulla Big Apple con il loro r’n’r sporco e graffiante, approssimativo sul piano tecnico ma vitale, con un immagine ambigua (i travestimenti da trans) e uno spregiudicato atteggiamento scenico che non poteva non intrigare chiunque fosse alla ricerca di fisicità estrema, sovversione ed eccesso. I giovani cominciano a inventarsi nuovi stili di vita sovversivi al passo con i tempi che cambiano veloci. Una generazione di ragazzi che, semplicemente vestendosi punk, diventano di colpo strani. Capelli cortissimi, pantaloni a tubo, All Star e un giubbottino di pelle marrone trafitto da almeno duecento spille da balia, e il gioco era fatto. La porta d’accesso per un altro mondo dove non dovevano sottostare a regole, o almeno potevano dare l’impressione di farlo, era aperta.
E’ difficile, oggi, rendersi conto della portata di tutto questo. Essere punk significava rifiutare in blocco, inconsapevolmente o meno, anni e anni di controcultura, rifiutare la liberazione del corpo come mille altre utopie, invertire un’immagine giovanile allora dominante.
Quella generazione vuota, composta di alieni dai capelli corti e magari colorati significava l’azzeramento, l’annichilimento, colpiva a trecentosessanta gradi e reagiva negativamente a qualsiasi stimolo positivo.
Nel 1974 i Ramones calcano per la prima volta il palco del CBGB’. Nel 1975 il Patti Smith Group e i Ramones suonano per la prima volta a Londra al Roundhouse, ispirando decine di ragazzi a formare nuove band. A Manchester nell’autunno del 1977 i Sex Pistols eseguono per la prima volta Anarchy In The UK. E’ l’inizio di una ribellione, che metterà in moto un micidiale movimento internazionale: un’onda nera, violenta, indefinibile, che invade e contamina tutto, mercato giovanile, musica, cinema.
Che si allarga al sociale, diventa insurrezione, violenza, degrado rifiutato e creato allo stesso tempo. Nel 1978 con il catastrofico tour americano dei Sex Pistols, l’onda inglese si unisce alla No Wave di New York, dove i nuovi cineasti (Poe, Mitchell, Jarmush) stanno lavorando sulla musica dai tempi della Factory e del CBGB’.
Il corto circuito esplode a Los Angeles, all’inizio degli anni Ottanta, quando spuntano altre bands (Fear, Germs, X) e altri registi (Spheeris): tutto si rimescola prendendo mille direzioni e gran parte di quello che verrà prodotto e continua a essere prodotto a livello musicale, artistico e commerciale (dai Nirvana alla techno, per intenderci) non potrà non fare il conto con quello che successe in questa manciata d’anni gloriosi.

La rassegna, iniziata con la proiezione “prologo” di Blank Generation di Amos Poe ad aprile, prosegue con Punk:Attitude di Don Letts: documentario che racconta il movimento dalle sue origini fino alle evoluzioni hardcore dei primi anni ottanta, per poi analizzare la scena inglese con Jubilee di Derek Jarman, manifesto ideologico-musicale-visivo del movimento punk. Seguono poi Punk Rock Movie, sempre di Don Letts, sui famosi 100 giorni del Roxy a Londra, e The Great Rock ‘n’ Roll Swindle di Julian Temple, probabilmente il film definitivo del e sul movimento punk. Come appendice alla parte inglese abbiamo scelto The Clash “Hell W10” di Joe Strummer, cortometraggio ambientato a Londra che evidenzia l’ambiente di meticciato culturale in cui il punk potè evolversi. A seguire Decoder, film underground rivelatosi profetico per aver sintetizzato l’innovazione trasgressiva che il punk portò nel campo della comunicazione e intuì la rivoluzione cyberpunk. Da qui un ponte per la scena americana con The Decline Of Western Civilation sulla scena della West Coast degli Stati Uniti, il live dei Cramps at Napa State Mental Hospital, il film culto Liquid Sky, tra i più efficaci e visionari a descrivere la nuova sessualità, il rapporto con le droghe del movimento, la vita notturna di New York, per finire con Kill Your Idols la storia della scena art-punk No Wave di New York dai Suicide ai giorni nostri e l’eccezionale documentario American Hardcore, storia del punk americano dal 1980 al 1986.

Hey! Ho! Let’s Go!

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