PSYCHEDÈLIA 2006

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Sabato 2 settembre dalle ore 22 fino all’alba

AVARUS psychedelia improvised noise-folk (finlandia) – BRON Y AUR free rock (italia) – STEFANO PILIA ambient-folk-rock drone-ballads (italia) + Hybridapsychedelicsoundsystem & lightshow

ingresso libero

AVARUS
Durante questi ultimi anni, numerosi dei vari protagonisti dell’underground finlandese – Kemialliset Ystävät, ES, Kuupuu, Anaksimandros – hanno intrapreso una competizione non annunciata su chi fosse più abile a produrre la più selvaggia e devastante psichedelia. Nonostante la gara sia appena iniziata, gli Avarus si dimostrano fragorosamente il pilastro di questa scena: nel loro nuovo lavoro “Vesikansi”, il collettivo avant-rock raggiunge nuove vette e profondità di grezza confusione free-form, che immergono l’ascoltatore in una selva sonica densa e impenetrabile.
avarus.jpgIl collettivo Avarus si è formato a Tampere, in Finlandia nel 2001, dalla fusione dei componenti delle band Anaksimandros e Pylon. Come la maggior parte delle band finlandesi, la lineup degli Avarus è in costante mutamento: il nucleo del loro lavoro è organizzato intorno agli abili e talentuosi noisemakers Roope Eronen e Arttu Partinen. Nel corso di questi anni il gruppo si è allargato inglobando anche membri dei Kiila, Munuaissymposium 1960 e Kemialliset Ystävät: il numero dei componenti può variare da dieci fino a venti musicisti, ma non è importante sapere chi suona e quando, infatti la musica prodotta è un suono collettivo, una performance, un gioco.
“Vesikansi” è il secondo album degli Avarus, dopo “Jattilaisrotta” del 2005, ad essere prodotto dalla Secret Eye di Jeffrey Alexander (Black Forest/Black Sea) in collaborazione con la label del gruppo, la Lal Lal Lal. L’anno scorso la tUMUlt di San Francisco ha fatto uscire “Ruskeatimantti”, un doppio cd che raccoglie svariate prime registrazioni autoprodotte degli Avarus. E, sebbene “Vesikansi” non possa competere per mole e clamore con quella raccolta, il nuovo disco mostra come il gruppo ormai lavori con accresciuta concentrazione in uno sforzo collettivo. L’album, registrato dal vivo al Lazybird Club di Dublino, vede ospite la cantante Tara Burke (aka Fursaxa) che collabora in due tracce, ma i suoi contributi, come del resto le altre voci del gruppo, sono sommersi dalle vaste e continue onde sonore dei musicisti: il suono degli Avarus è primitivo, gioioso e libero.
“Ispirato da una musa dei profondi boschi, il collettivo basa il proprio suono su sfuggenti ondate di folk rock dal groove drogato, cosparso da sciami brulicanti di tastiera e da vocalizzi persistenti ed eccezionali.” – The Wire
www.secreteye.org/se/avarus.html#a25

BRON Y AUR
bronyaur.jpgAttivi da una decina d’anni, i milanesi Bron Y Aur definiscono le coordinate del loro suono mettendo in mostra tutta la loro passione per il rock – sia esso hard o psichedelico – degli anni 70. Dopo essersi fatti notare specialmente grazie alla qualità dei primi due demotape, oltre che ovviamente per i precedenti album, abbandonano certe destrutturazioni per percorrere strade più tradizionali anche se sempre pervase sia da elementi psichedelici e krauti che da una forte vena improvvisativa immersa nella tradizione del rock americano. La musica e lo spirito rigoroso nell’esecuzione e nella composizione rivendicano la vicinanza artistica nei confronti di band quali King Crimson, Amon Düül, Guru Guru e il free jazz in generale: tutti riferimenti relativi ad un preciso e circoscritto periodo storico musicale, l’inizio degli anni 70: i Bron y Aur ci ricordano quale irripetibile momento creativo si raggiunse allorchè hard rock, psichedelia e progressive esplosero contemporaneamente, lanciando artisti ed idee che ancor oggi rappresentano riferimenti assoluti per buona parte della musica indipendente.
www.bronyaur.da.ru

STEFANO PILIA
pilia.jpgStefano Pilia è uno dei musicisti che sta venendo a galla all’interno della sempre più stimolante scena italiana; reduce da formazioni punk, stralci del passato militati in formazioni emo (i Settlefish per esempio), o dalla vicinanza ‘ideologica’ a certe realtà promozionali hardcore come l’etichetta “Heroine”, inaugura un presente diverso non per intenti (invariato è lo spirito autoproduttivo e la carica passionale nell’affrontare i lavori), ma per la matrice dei suoni inglobati nella propria musica.
Collabora con Claudio Rocchetti, Valerio Tricoli, Renato Rinaldi (con i quali condivide la ragione sociale 3/4HadBeenEliminated). Sempre con Rinaldi, Giuseppe Ielasi, Andrea Belfi e Riccardo Wanke fa parte inoltre del gruppo di improvvisazione Medves. Oltre a prendere parte a queste iniziative, Stefano presta il suo contrabbasso come quarto elemento dei Franklin Delano e suona con i Suicide Club, gruppo tutto cassa e divertimento con dentro membri di Settlefish, Death of Anna Karina, G.I. Joe.
Il suo primo lavoro, “Healing Memories In Present Tension”, è uscito per l’americana Last Visible Dog. La materia dell’opera è ampia: si potrebbe disegnare una mappa marcata da un approccio iniziale con i numi tutelari della drone music (La Monte Young, Terry Riley, Charlemagne Palestine e Tony Conrad) il cui centro reca aperture a 360° su architetture ambientali leggere e cristalline, ed infine un arrivo, dove ad attenderci troviamo i neri scuri, pensierose malinconie calibrate da una chitarra posata nelle mani (la strumento base di Pilia) di Loren Mazzacane Connors (lo spettro del blues) e Roy Montgomery (lo spazio infinito del suono), scure tracce di avant-folk stile Charalambides/Stone Breath che ruotano attorno alla chitarra preparata di Stefano e alle macchie di elettronica provenienti da synth e giradischi.

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