HYBRIDA di Max Mauro (Il Mucchio Selvaggio – Aprile 2007)

mucchioaprile.jpg “Pensate a cosa si può fare con i fondi europei. Prendi una vecchia caserma da tempo abbandonata e la trasformi in una grande struttura ospitante un ostello, una decina di laboratori artigianali e artistici, un salone per concerti e convegni, una sala per ristorazione, la sede di un circolo giovanile. Poi arrivano le elezioni, cambia giunta ed è la morte. Tutto questo succede in un angolo suggestivo della provincia di Udine, Tarcento, nota come “La perla del Friuli”. Bello, no? Poi ci metti di mezzo la politica da strapaese e tutto quel ben di dio finisce inutilizzato, diventando una cattedrale nel deserto.”

A Tarcento, poco meno di diecimila abitanti, venti chilometri a nord di Udine e altrettanti dal confine italo-sloveno, dal 2002 esiste il “Centro europeo di arti e comunicazioni Luciano Ceschia”, realizzato grazie a 8 miliardi di lire messi a disposizione nel 1997 dall’UE. In una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove negli anni della Guerra Fredda era concentrata molta parte della dotazione militare del paese, le strutture non più usate dall’esercito sono tante ma pochissimi i progetti di riconversione attuati. Il “Ceschia” è un esempio riuscito, ma il suo destino è precario. Da circa un anno la struttura è vuota. Gli spazi per laboratori, precedentemente affittati ad artigiani e artisti del luogo, sono terreno di conquista per ragnatele e macchie di umidità. L’ostello, inserito nella rete “Youth Hostelling International”, è chiuso. Secondo quanto dichiarato dal gestore, al momento della chiusura le prenotazioni erano più di 1300. Anche il ristorante è chiuso. L’unica attività funzionante è il circolo Arci Hybrida, che resiste pur di fronte allo sfratto del Comune, proprietario della struttura.
Tutto ha origine alle ultime elezioni comunali, nel maggio dello scorso anno. Il centro-destra spodesta la giunta di centro-sinistra che aveva governato per otto anni. Festa grande da parte dei simpatizzanti del Polo, con tanto di cortei di auto, saluti romani e canti di “Faccetta nera” per le strade, soddisfatti per essersi ripresi una piazza che era stata loro negli anni novanta e in tempi più remoti solida roccaforte Dc. Soddisfatti anche i “benpensanti” che, martellati per mesi dalla campagna contro “Il centro sociale Ceschia” avviata dai giovani di An, non aspettavano altro che la sua chiusura. Per capirsi, l’attacco alla gestione del centro era uno dei punti forti del programma del centro-destra. Ma cosa c’era di così negativo nel centro Ceschia da portare al suo blocco totale?
“Per quanto ci riguarda è una questione politica, con le nostre iniziative diamo fastidio alla destra. Ci chiedono molti soldi arretrati, spese che noi contestiamo perché non giustificate, ma la verità è che non ci vogliono”, dice Alessandro Franco presidente del circolo Arci Hybrida. In tre anni il circolo ha organizzato 130 concerti, ma anche conferenze, proiezioni di documentari, mostre d’arte, seminari che hanno richiamato persone dalle province vicine, da fuori regione, dalla Slovenia. I gusti dei ragazzi di Hybrida forse non sono dei più popolari, soprattutto in una realtà di provincia, ma di certo guardano al mondo. Tra i nomi ospitati, vi sono gruppi di fama internazionale come The Evens, Old Time Religion, i giapponesi Acid Mothers Temple, l’attrice Judith Malina. Probabilmente non il tipo di cose che possono piacere ai ragazzi di An e della Lega Nord che oggi siedono sugli scranni del potere locale. Il presidente di Hybrida vuole però ricordare anche le iniziative per gli anziani, due volte al mese, e con i ragazzi disabili. Non di solo underground si è alimentato il centro, è l’inciso.
Ma è la chiusura dell’ostello la questione più scottante. Nel sito internet del vecchio gestore, la cooperativa Green Team www.greenteam.org, si legge a piena pagina: “Grazie a chi mi è stato vicino”. Lo scrive Nazzareno Menis, animatore di iniziative sportive e gestore tuttofare dell’ostello. Lo chiamiamo per capirne di più, ma taglia corto: “Non voglio più parlare di quella storia, mi ha rovinato la vita”. A metterlo nell’occhio del ciclone l’accusa di gestire un ostello “gay friendly”, comparsa su di un sito internet. Un fatto che ai soliti “benpensanti” deve aver dato fastidio alimentando le accuse di una struttura in mano ai diversi di sempre, “drogati, cappelloni, omosessuali”. Nel sito del circolo Hybrida, www.hybridaspace.org, la denuncia è chiara: “l’attività (dell’ostello) era in crescita, le presenze sono state incrementate e quindi non esiste un motivo plausibile per negare una continuità di gestione. Il dubbio che ci assale, visti i ripetuti pubblici attacchi alla persona di Nazzareno in quanto gay friendly ed impegnato nell’Arcigay, è che gli sia stato negato di proseguire con il suo lavoro per le sue scelte personali”. Una denuncia pesante. Il giovane assessore di An che si occupa del destino del Ceschia non vuole sentire parlare di ragioni politiche o di altro tipo dietro al fermo della struttura. Per lui le cose si riducono a semplici numeri: “Gli operatori, e soprattutto l’ostello, hanno accumulato debiti con il Comune per 25mila euro”, dice Andrea Premoselli, “ecco la ragione della rescissione dei contratti di gestione”. Alla domanda che ne sarà dell’ostello e di tutto il resto l’assessore rimane sul vago. “Abbiamo dei progetti ma per ora non ne parlo, si può anche chiedere il cambio di destinazione d’uso”. In paese si dice che al Ceschia l’amministrazione comunale vuole portarci la biblioteca, in spregio al vincolo europeo che vuole questa struttura destinata a fini produttivi, promozionali, artistici. Il vicesindaco Giancarlo Cruder, vecchia volpe Dc, prima dice di non essersi occupato della questione, poi si lascia scappare che il Centro Ceschia forse rimarrà inutilizzato fino alla scadenza del vincolo di destinazione. Cioè fino al 2009.
L’ex sindaco, Lucio Tollis, uno dei promotori del progetto europeo, allarga le braccia, sconsolato. “Ci sono stati dei problemi di gestione, ma come pensare che non ci fossero all’avvio di in un progetto così innovativo? Credo che si dovrebbe insistere su quella strada con degli aggiustamenti, ma la verità è che vogliono disfarsi di un progetto generale”. Indietro non si torna, è la filosofia dominante a palazzo. Lo conferma anche Emanuela Serafin, titolare di una ditta di moda e design che occupava un laboratorio nel Centro Ceschia: “Abbiamo chiesto alla nuova giunta di rinnovare il contratto di affitto, su altre basi, ma non ci hanno risposto”. La “Perla del Friuli” versione centro-destra può fare a meno anche di loro.

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