Performance

Strange Correspondences: Deison live set | Hybrida light show


VENERDI’ 10 MARZO
SALA MINERVA ORE 22:00
UDINE – CINEMA VISIONARIO – VIA ASQUINI 33

Deison live set | Hybrida light show
Al Visionario, all’interno del programma di Strange Correspondences, Hybrida proporrà il suo light show, una performance eseguita dal vivo concepita per immagini e musica pensata per trasformare lo spazio attraverso la luce, il colore e il suono. Le pareti del cinema, già di per se dense di richiami all’universo cinematografico, subiranno un’ulteriore intervento con la proiezione di una selezione di diapositive tratte da quelle appositamente realizzate per RE:TRAX COMPLETE COMMUNION: TRAxART Incursioni sonore nei circuiti di Piermario Ciani, omaggio alla figura di Piermario Ciani realizzato a Bertiolo nel 2013. La tecnica del mash up di immagini con stratificazioni analogiche e digitali sarà anche la base che accompagnerà il live set di Deison in sala Minerva.

Deison nella sua audio-performance delinea una sorta di “sinfonia concreta” scandita da rumori, microsuoni e prolungate persistenze tra le quali prende forma un universo in miniatura di impulsi e texture elettro-acustiche, tra fruscii e screpolature del suono.
Il suono a volte è scuro e rumoroso e a tratti illuminato da una luce livida in cui si delineano i mondi paralleli e le situazioni fantastiche e fuorvianti di Pier Mario Ciani.

IN THE SEA: Tristan Honsinger, Joshua Zubot, Nicolas Caloia + RITRATTO DEL LEONE: WILLIE “THE LION” SMITH di e con Giorgio Pacorig e Aida Talliente

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VENERDI’ 18 NOVEMBRE
ORE 21:00 INGRESSO 10 EURO
TARCENTO – VILLA MORETTI

La conclusione di Tarcento Jazz 2016 è affidata a Tristan Honsinger, Joshua Zubot e Nicolas Caloia con il trio In The Zea e alla performance di Giorgio Pacorig e Aida Talliente ispirata alla vita di Willie “The Lion” Smith e pensata appositamente per Tarcento Jazz 2016

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IN THE SEA
Tristan Honsinger
violoncello, voce
Joshua Zubot violino
Nicolas Caloia contrabbasso

Tristan Honsinger ha iniziato la sua carriera di improvvisatore a Montreal più di quarant’anni fa, prima del suo decisivo trasferimento in Europa, dove da allora ha rappresentato una figura centrale della scena improvvisativa. Perciò questo gruppo rappresenta una sorta di obliquo ritorno a casa. La dinamica del loro rapporto è ovvia, il risultato di una riuscita mescolanza tra empatia musicale e conflitto creativo. Tristan gioca con la sua caratteristica audacia pescando dal suo arsenale di frammenti melodici e schegge di poesia per gettarli nell’ignoto proteiforme che è il fondamento per la migliore improvvisazione di gruppo. Josh Zubot e Nicolas Caloia non si limitano a seguirne i passi, ma provocano lui – e se stessi – in modi che sono di volta in volta sottili, assertivi, e irriverenti. Un incontro superbo.

Tristan Honsinger è universalmente conosciuto per le sue collaborazioni di lunga data con Cecil Taylor, Derek Bailey e la ICP orchestra. Nato a Burlington (Vermont) negli Stati Uniti, ha studiato violoncello classico al New England Conservatory di Boston prima di trasferirsi a Montreal nel 1969 per sfuggire alla leva militare. E’ poi emigrato in Europa nel 1974, ed è attivo da allora in tutto il continente. Honsinger è qualcuno che non ha perso la sua fantasia infantile. Le sue composizioni sono come il disegno di un bambino, o ancor più come le avventure di Winnie The Pooh: un po’ goffe e toccantemente semplici, ma piene di significati più profondi per chi vuole vedere.
Ha inciso oltre che con i nomi succitati, lavori con Sean Bergin, Steve Beresford, Maarten Altena, David Toop, Sven-Åke Johansson, Toshinori Kondo (con il quale ha fondato il gruppo This That And The Other), Jean Derome, ed è stato ospite nello storico singolo “We are all prostitutes” del Pop Group. Su commissione del festival AngelicA ha composto l’opera “Galleria San Francesco” (2002), e il concerto su testi di Gianni Celati “Is Time a Tomato?” (2013); per la collana discografica i dischi di angelica sono usciti “Sketches Of Probability” con This That And The Other (1997) e “Call Me Us” con Massimo Simonini (2009).

Joshua Zubot è cresciuto nella scena avant-garde di Montreal, capitanando gruppi come Subtle Lip Can, Mendham, e il duo Land of Marigold. Ha collaborato tra gli altri con Amy Denio, Chad VanGaalen, Lori Freedman, Patrick Watson, William Parker, Pierre-Yves Martel, Michael Blake, Bernard Falaise, Rainer Wiens, Michel F Coté, Sam Shalabi, Miles Perkin, Myra Melford, Marshall Allen, Fred Frith, Matana Roberts, Jean Derome, Malcom Goldstein, Pierre Tanguay, Martha Wainwright e John Butcher. Nel 2015 di In The Sea (in versione quartetto con il batterista dei Subtle Lip Can Isaiah Ceccarelli) è uscita la cassetta “Henry Crabapple Disappear” (Astral Spirits)

Lungo gli ultimi venticinque anni, Nicolas Caloia ha operato alla ricerca di una musica che erodesse i confini tra improvvisazione e composizione, pop e avanguardia, bella e brutta. La sua speranza è che questa musica soddisfi il corpo, la mente e soprattutto, il cuore. Ha lavorato come performer e organizzatore a Montreal fin dai primi anni 90 e si è esibito in tour in Nord America, Europea, e Asia. Ha collaborato e inciso con musicisti come Marshall Allen, Jean Derome, John Butcher, Joe McPhee, Steve Lacy, Hassan Hakmoun, Tristan Honsinger, la ICP Orchestra, Agustì Fernandez, e Matana Roberts, con la quale, in trio con Sam Shalabi, ha condiviso l’album “Feldspar” (2014).

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RITRATTO DEL LEONE: WILLIE “THE LION” SMITH

“Ragtime significa: musica suonata da chi non conosce la tastiera del piano. Il suonatore di ragtime stuzzica i tasti facendo ciò che gli viene in mente perché è fanatico, presuntuoso e molto aggressivo, fino a quando non arriva qualcun altro e si mette a suonare davvero. Allora egli diventa docile come un agnello. Ora, la differenza tra il suonatore di ragtime e un pianista vero, sta nell’aver dimestichezza con le progressioni e il sapersi muovere con entrambe le mani”.
Willie The Lion Smith, il suo piano, la sua musica, le sue funamboliche esecuzioni e non solo, raccontate attraverso quadri sonori, in cui le sue parole, la poesia di Amiri Baraka, i rumori dell’ambiente e una musica che a volte arriva all’urlo, costruiscono situazioni diverse, frammenti di vita. Un film sonoro in cui le composizioni vengono “usate” in modo libero; scomponendole, rielaborandole e intrecciando stili diversi dal blues al ragtime e all’elettronica, cosi come lui faceva con ogni melodia.
Tutto questo ci apre una domanda a cui non abbiamo ancora trovato risposta: “Ma cosa abbiamo mai tanto da urlare se urlare, il più delle volte, non serve a niente?”
Il mondo sarà sempre pieno di cinguettatori, ruttatori, saltimbanchi e rottinculo con i loro pifferi rotti a scorrazzare per le strade delle città.
Abitiamo la domanda.

Giorgio Pacorig fender rhodes

Aida Talliente voce e santa la madonna!

WILLIE “THE LION” SMITH
Il 18 aprile 1973 muore a New York il settantacinquenne pianista e compositore Willie The Lion Smith uno dei primi e più autorevoli esponenti dello stride jazz.
La sua tecnica ha influenzato un gran numero di pianisti, primo fra tutti Duke Ellington che, non a caso, gli ha dedicato la splendida composizione intitolata “Portrait of The Lion”. Willie The Lion, all’anagrafe William Henry Joseph Bonaparte Bertholoff Smith nasce a Goshen, New York, il 25 novembre 1899.
Nel 1901 resta orfano di padre e due anni dopo la madre trova un nuovo compagno in un certo signor Smith che aggiunge ai lunghissimi dati anagrafici del piccolo Willie un nome in più. Proprio la madre, pianista, è la sua prima maestra di musica. Da lei impara le tecniche di base sufficienti a diventare organista nella chiesa del quartiere newyorkese dove vivono. Dotato di un talento naturale per la tastiera scopre ben presto di poterlo sfruttare adeguatamente.
A quindici anni inizia a ottenere i primi ingaggi come pianista prima a New York, poi ad Atlantic City e a Newark. In pochi anni diventa una delle attrazioni fisse di locali come il Leroy’s, lo Small’s e il Garden Of Joy conquistandosi rapidamente una buona reputazione e una notevole popolarità. Nel 1920 entra a far parte dei Jazz Hounds, la band di Mamie Smith, con i quali partecipa alla storica registrazione di “Crazy blues”.
Dopo aver lavorato per qualche anno in varie riviste musicali e spettacoli di vaudeville, dà vita a una propria band con la quale suona al Capitol Palace, al Rhythm Club e in altri celebri cabaret di New York.
Chiusa l’esperienza in gruppo tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta si esibisce come solista al Pod’s and Jerry’s prima di essere ingaggiato per partecipare a varie sedute di registrazione di Clarence Williams.
Durante gli anni Trenta si esibisce spesso con un gruppo che porta il suo nome e di cui fanno parte strumentisti di prim’ordine come Ed Allen, Cecil Scott, Buster Bailey, Frank Newton, Pete Brown e John Kirby. Con questa compagnia si esibisce all’Onyx, all’Apollo e all’Adrian’s Tap Room, registra vari dischi per la Decca.
Nel 1939 accetta una proposta dell’etichetta Commodore e realizza da solo al pianoforte una sorta di antologia personale di tutti i brani che l’hanno reso famoso da “Echoes of spring” a “Passionette”. La sua carriera non conosce soste né cali di tensione.
Nel corso degli anni Quaranta è attivissimo sia alla testa di propri gruppi con i quali suona al Man About Town, al Casablanca, al Newark, sia come free-lance (nel 1944 è per esempio di scena al Pied Piper nel Greenwich Village a fianco di Max Kaminsky).
Tra il 1949 e il 1950 effettua un lungo tour europeo in veste di solista. Nel corso degli anni Cinquanta si esibisce regolarmente al Central Plaza di New York, nel 1958 suona al festival di Newport. Negli anni Sessanta continua a esibirsi nei migliori locali di New York, prende parte ad altre edizioni del festival di Newport ed effettua vari tour in Canada e in Europa. La morte lo coglie mentre sta pensano a un nuovo progetto.

RIE NAKAJIMA & PIERRE BERTHET: Dead Plants And Living Objects

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GIOVEDI’ 14 APRILE
ORE 21:00 INGRESSO 5€
UDINE – TEATRO PALAMOSTRE – PIAZZALE PAOLO DIACONO 21

Rie Nakajima e Pierre Berthet amano far uscire suoni dagli oggetti, facendo danzare le loro ombre acustiche: forme d’aria invisibili che si modellano, si muovono nello spazio, entrano nei luoghi più segreti e dentro di noi.
Si esibiscono senza l’uso di amplificazione, ma utilizzando il luogo come spazio sonoro per rendere vicini gli artisti e il pubblico in una dimensione di prossimità fisica che si basa su spazi intimi, informali, che favoriscono l’ascolto e il dialogo abbattendo la distanza tra pubblico e performer.

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Rie Nakajima
È un’artista giapponese che lavora con installazioni e performance che producono suono. Le sue opere vengono spesso composte in risposta a spazi architettonici particolari, utilizzando una combinazione di dispositivi cinetici e oggetti trovati. Le sue mostre e performance sono state ospitate in varie istituzioni nel Regno Unito e in tutto mondo, dal 2013 porta avanti il progetto Sculpture con David Toop. Collabora spesso con David Cunningham, Miki Yui, Pierre Berthet, Guy De Bièvre. Ha suonato con Angharad Davies, Clive Bell, Johan Vandermaelen, Lee Patterson, Shuichi Chino, Akira Sakata, Daichi Yoshikawa, Junko Wada, Lau Nau, Akio Suzuki, Phill Niblock e molti altri. Nata a Yokohama, vive e lavora a Londra.
www.rienakajima.com

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Pierre Berthet
Negli anni ottanta studia percussioni al Conservatorio di Bruxelles; negli anni novanta frequenta, presso il conservatorio di Liegi, i corsi di Garrett List (improvvisazione), Frederic Rzewski (composizione) e Henri Pousseur (teoria musicale). Esperienze fondamentali sono anche la collaborazione pluriennale con la Arnold Dreyblatt’s Orchestra of Exited Strings e il duo con Frédéric Le Junter. Dal 2013 suona con Rie Nakajima nel progetto Dead Plants And Living Objects
http://pierre.berthet.be/

In collaborazione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e Udine Far East Film Festival

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JERUSALEM IN MY HEART

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LUNEDI’ 8 FEBBRAIO
ORE 20:30 INGRESSO 8€
UDINE – CINEMA VISIONARIO – SALA ASTRA – VIA ASQUINI 33

JERUSALEM IN MY HEART (Canada / Constellation)
Coscienza politica e tematiche personali, suoni mediorientali ed elettronica occidentale: la New Arabic Music di Radwan Ghai Moumneh.

Radwan Ghazi Moumneh assieme all’artista multimediale Charles-André Coderre, tornano con If He Dies, If If If If If If secondo album con il progetto Jerusalem In My Heart concepito nelle duplici case-natale di Montréal e Beirut.
Celebre per i suoi interventi nel ruolo di ingegnere del suono per Matana Roberts (i tre capitoli della saga Coin Coin), Mashrou’ Leila, Ought, Eric Chenaux (con il quale ha anche composto un album per il piccolo marchio Grapefruit Records Club) e Suuns (il disco in combutta per Secretly Canadian della primavera 2015 rimane ad oggi una delle realizzazioni più fresche di questo anno solare), Moumneh ha avuto mani in pasta in numerosi ambiti negli ultimi anni. Ha accompagnato Jerusalem In My Heart di fronte ad un pubblico sbalordito tanto in Canada ed Europa quanto in medio oriente. Nonostante i numerosi progetti e commissioni che li hanno visti protagonisti, il gruppo è saldamente nelle mani di Moumneh – responsabile per tutti i suoni e le composizioni – e Coderre responsabile dei visuals in rigoroso formato 16mm e delle installazioni/proiezioni dal vivo.
Uno dei moment più alti del disco è nell’apertura di A Granular Buzuk, dove il suono di questo strumento tipico viene processato e campionato dai tagli in tempo reale di Radwan’s. Moumneh continua a sperimentare il suo amore per la tradizione pop Arabica delle audiocassette nella dance in bassa fedeltà di Lau Ridyou Bil Hijaz. C’è poi un sentito omaggio al poeta curdo, recentemente esiliato, Sivan Perwer nel folk scarno e tradizionale di Ta3mani; Ta3meitu. L’album si chiude con il drone creato da un flauto Bansuri (per gentile concessione di Dave Gossage) e dal suono di un delicato numero acustico alternato ai field recordings delle onde del mare registrate su una spiaggia libanese. Disco eccezionale che del gruppo di casa Constellation fa una delle più imprendibili espressioni a cavallo tra canzone politica, rock d’avanguardia e musica etnica.

JERUSALEM IN MY HEART – Usine C 21/06/2014 – excerpts from Charles-André Coderre on Vimeo.

In collaborazione con Wakeupandream, Visionario e The Mechanical Tales

PAPER CIRCUS: film di Luca Dipierro con colonna sonora dal vivo di Father Murphy

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LUNEDI’ 14 DICEMBRE
ORE 20:30 INGRESSO 5€
UDINE – CINEMA VISIONARIO – SALA ASTRA – VIA ASQUINI 33

Descritti come una combinazione perfetta di inquietante e incantevole dall’Huffington Post, i film animati di Luca Dipierro, artista italiano residente negli Stati Uniti, sono racconti carnevaleschi di acrobazia e morte, insieme dolenti e comici. Donne che partoriscono pesci, scimmie, navi incagliate tra gli alberi, funerali di marionette, maiali, scheletri, maschere, trombe, coltelli, nasi posticci, cappelli piumati. Paper Circus è un film denso di figure e simboli che si ripetono, amplificano, cancellano a vicenda, una narrazione frammentaria e surreale, composta da una selezione dei cortometraggi animati realizzati da Dipierro tra il 2010 e il 2015. Il lavoro di Luca Dipierro nel campo dell’animazione a passo uno, già presentato in Italia a festival quali Lugocontemporanea (2010) e Il Maggio Musicale Fiorentino (2012), nasce dall’amore/ossessione per l’oggetto libro. Dipierro realizza le sue figure con materiali derivati da vecchi libri. Carte e stoffe di diversa grana e consistenza vengono usate per realizzare marionette bidimensionali e allo stesso tempo tridimensionali, in un gioco di illusioni prospettiche, come nei teatrini di carta ottocenteschi per bambini.

La colonna sonora di Paper Circus viene suonata dal vivo, di fianco allo schermo, dal duo Father Murphy insieme allo stesso Dipierro: non si tratta di un’improvvisazione, ma piuttosto di un ibrido di musiche, canzoni, suoni incidentali che fluiscono paralleli al film, inquadratura per inquadratura, unendo la tecnica del cut-up alla performance.

Lo spettacolo, che viene presentato per la prima volta in Italia, nasce nel giugno del 2014, quando Dipierro viene invitato a proiettare una retrospettiva dei suoi film al Clinton Street Theater di Portland, Oregon. I Father Murphy sono in tour sulla West Coast, e l’idea di suonare una colonna sonora dal vivo, già nell’aria da tempo, si concretizza. Il progetto viene portato in giro per cinema e gallerie degli Stati Uniti, toccando sale storiche del cinema indipendente, come il Cinefamily di Los Angeles e l’Hollywood Theater di Portland. Il Washington City Paper ne parla come di un’immersione in un mondo macabro e struggente insieme, in cui confluiscono le tradizioni iconografiche più disparate, e in cui la musica trasforma ogni inquadratura in un tableau vivant che si fa fatica a dimenticare.

PAPER CIRCUS trailer from Isidoro Sevilla on Vimeo.

Una combinazione perfetta di inquietante e incantevole. The Huffington Post

Triste e meraviglioso […] Appuntamento a Belleville incontra South Park. L Magazine

Le animazioni di Luca Dipierro vivono lungo una sottile linea di confine tra innocenza infantile e il macabro più disturbante. I personaggi si muovono con una bellezza da cinema muto sullo sfondo di vecchie copertine di libri, ballando e suonando musica, incontrando strani animali, o provando le emozioni più elementari. Una cupezza surreale si cela sotto il mondo creato da Dipierro, colorato e ironico, e i suoi personaggi di stoffa, legno e carta fanno pensare a Picasso che illustri dei codici medievali. Seattle City Arts

Misterioso, affascinante, e infallibilmente perturbante. The Quietus

Un’immersione in un mondo macabro e struggente insieme, in cui confluiscono le tradizioni iconografiche più disparate, e in cui la musica del gruppo psych italiano Father Murphy trasforma ogni inquadratura in un tableau vivant che si fa fatica a dimenticare. Washington City Paper

I personaggi di Paper Circus sono sempre in bilico tra tenerezza, solitudine e visioni epifaniche, abitanti di un palcoscenico in cui è l’incidente (piroetta, caduta, volo, morte) a fare e disfare il filo della narrazione. Filmmaker’s Magazine

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Luca Dipierro è un animatore e disegnatore italiano residente negli Stati Uniti dal 2006. Le sue illustrazioni sono apparse su numerose copertine di riviste, libri e dischi e sono state esibite in gallerie negli Stati Uniti e in Europa. I suoi film animati nascono dalla feticizzazione dell’oggetto libro. Vecchie rilegature vengono usate come fondali, su cui si muovono minuscole marionette di carta e stoffa, impassibili attori di una commedia dell’assurdo, dolente e giocosa, animata in stop motion. Nel 2014 Dipierro ha esordito con lo spettacolo Paper Circus, una proiezione di alcuni dei suoi cortometraggi animati, con la colonna sonora suonata dal vivo, accanto allo schermo, da lui stesso insieme al gruppo italiano Father Murphy, uno dei gruppi più originali e stimati all’estero della cosiddetta Italian Occult Psychedelia. Paper Circus è stato presentato in cinema e gallerie su entrambe le coste degli Stati Uniti con notevole successo di critica e pubblico. Dipierro è inoltre l’autore di numerosi libretti di disegni, pubblicati in edizione limitata da The Walk, dell’art zine Das Ding, del libro di finzioni Biscotti Neri (2011), e del romanzo illustrato A Wooden Leg (2014). Un DVD dei suoi film animati, Unnatural Stories, e un libro di disegni dedicati a Bertolt Brecht sono in uscita a fine 2015. Dipierro vive a Portand, Oregon, con la sua compagna, la scrittrice Leni Zumas e il loro figlio Nicholas. La sua vita è basata su una storia vera.
lucadipierro.com

I Father Murphy sono il suono del senso di colpa cattolico. Una spirale discendente che arriva al fondo della fossa, per poi scavare ancora più in basso. Dopo cinque album accompagnati da innumerevoli Ep ed uscite particolari, negli anni sono diventati una delle più interessanti entità musicali italiane, parte di quella comunità che Simon Reynolds ha definito la Psichedelia occulta italiana, acclamati soprattutto per i loro intensissimi live, a metà tra concerto, rito e performance artistica.
Dopo aver ricevuto le lodi di Julian Cope, Michael Gira degli Swans (che li ha voluti al Mouth to Mouth Festival, parte di Le Guess Who? 2014 da lui curata), Carla Bozulich, Geoff Barrow dei Portishead e I Mission of Burma fra gli altri; dopo gli innumerevoli tour in tutta Europa e Nord America con band del calibro di Deerhoof, Dirty Beaches, Iceage e Xiu Xiu, la band ha appena terminato la Trilogia della Croce, di cui il primo capitolo Calvary è stato pubblicato nel gennaio 2015 dall’etichetta inglese Blue Tapes, il secondo Croce dall’americana The Flenser a marzo, e il terzo, Lamentations, in attesa di pubblicazione a novembre con l’italiana Backwards.
fathermurphy.org

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