Performance

GIOVANNI MAIER / ELISA ULIAN: JAMES JOYCE’S FINNEGANS WAKE + RAMBO ZAMBO


GIOVEDI’ 18 MAGGIO
ORE 21:00 INGRESSO LIBERO RISERVATO AI SOCI ARCI
UDINE – CIRCOLO ARCI MIS(S)KAPPA – VIA BERTALDIA 38

• JAMES JOYCE’S FINNEGANS WAKE
James Joyce, in quest’ultima opera, scombina la formalità del linguaggio quotidiano mescolando diversi idiomi e creando un nuovo linguaggio capace di evocare immagini sonore e parlare direttamente all’inconscio.
Un nonsense pieno di significato, il linguaggio della notte, dei sogni, dell’inconscio, descritto come musica, come il più profondo libro antifascista prodotto tra le due guerre e come un meraviglioso gioco.
Lui lo immaginò come una storia universale, la storia del mondo che si ripete ciclicamente.

(tratto dall’introduzione del Finnegans Wake di Finn Fordham)

Elisa Ulian voce
Giovanni Maier violoncello

RAMBO ZAMBO
Esplorazioni avant country blues all’ombra dei grandi maestri dell’american primitive guitar

GAETANO CAPPELLA • Maiella


DOMENICA 2 APRILE
ORE 21:00 INGRESSO 5€
UDINE – SALA CARMELO BENE TEATRO PALAMOSTRE – PIAZZALE PAOLO DIACONO 21

Gaetano Cappella • Maiella

Il progetto nasce nell’autunno 2015. Ha una concezione minimale e scura, ambient e post noise, basata esclusivamente su loop di chitarra e pianoforte, registrazioni su nastro e fields recording, il tutto viene manipolato e disintegrato live creando un muro di suono e feedback. L’unica ispirazione è la montagna, la Maiella, con i suoi echi, i suoi riverberi le sue ampiezze ed il suo rumore quando è in tempesta. In aprile 2016 esce per l’etichetta americana SPRINGBREAKTAPES un ep esclusivamente su cassetta, intitolato Maiella sold out in ventiquattro ore.

italy in a frame from ailati on Vimeo.

GIOVANNI LAMI • Bias


LUNEDI’ 13 MARZO
ORE 21:00 INGRESSO 5€
UDINE – SALA CARMELO BENE TEATRO PALAMOSTRE – PIAZZALE PAOLO DIACONO 21

Giovanni Lami • Bias

È una ricerca cominciata ad inizio 2015 e sviluppata tra giugno e luglio dello stesso anno attraverso alcune residenze: la prima in Austria all’Hotel Pupik (luogo attivo da oltre vent’anni, nei boschi della Stiria), la seconda in Grecia sull’isola di Syros (assieme a Michael Pisaro e Deborah Stratman), la terza a Forte Marghera, nella laguna veneta.
Oggi è portata avanti attraverso una pratica quotidiana di studio ed indagine delle possibilità dei materiali e dei supporti utilizzati.

Khora /terrace from Giovanni Lami on Vimeo.

Concettualmente, è un progetto collegato alla memoria e al vuoto. Di fatto, alcuni nastri magnetici sono stati sepolti per mesi in diverse condizioni ambientali, facendo sì che il materiale ferromagnetico di supporto ed il supporto plastico stesso del nastro venissero degradati in modo totalmente imprevedibile ed irreversibile.
Quei nastri poi sono stati “riciclati” e utilizzati su diversi registratori a bobina (principalmente un paio di Nagra IVS/SJ), andando ad “appoggiare” tutto lo sviluppo del lavoro sull’aumento del rumore di fondo causato dalla degradazione degli agenti ambientali, inserendo nei lunghi loop (uno almeno penetra sempre parte dell’ambiente ed è messo in tensione da diversi stativi) i suoni dei registratori, dei nastri, di lamelle e di piccoli oggetti catturati da quattro microfoni, oltre a pochissimi campioni (principalmente piccoli frammenti di cori registrati in Grecia totalmente deformati), restando sempre in una zona grigia di confine sonoro dove ogni piccolo evento colpisce ed influenza tutti gli altri in un cambiamento incessante.
È un approccio molto statico e lento all’utilizzo del nastro magnetico, per nulla muscolare.

Helicotrema 2015, Giovanni Lami – Live from Daniele Zoico – DANTO Production on Vimeo.

Artist Statement

La direzione del mio interesse oggi, è verso ciò che potrebbe essere considerato “rifiuto sonoro”, zone liminali e grezze dell’ascolto, processi di decomposizione. Il nastro magnetico è un substrato che si evolve e deteriora mentre il tempo passa, si devono solo creare le condizioni perché ciò possa accadere, accelerandone il processo. Come un giardino, dove tutto cresce e la maggior parte del tempo la si passa a contemplare il cambiamento.

Quando possibile, la presentazione mi vede interagire ininterrottamente con lo spazio ospitante. Prima attraverso un sopralluogo che permetta di disporre al meglio i punti di diffusione e comprendere le risonanze proprie del luogo, poi, durante il concerto, invadendo parte dell’ambiente con i nastri magnetici utilizzati, proponendo un’esecuzione mai frontale, rispetto ad un pubblico che potrà decidersi liberamente dove collocarsi.

giovannilami.com

In collaborazione con CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

Strange Correspondences: Deison live set | Hybrida light show


VENERDI’ 10 MARZO
SALA MINERVA ORE 22:00
UDINE – CINEMA VISIONARIO – VIA ASQUINI 33

Deison live set | Hybrida light show
Al Visionario, all’interno del programma di Strange Correspondences, Hybrida proporrà il suo light show, una performance eseguita dal vivo concepita per immagini e musica pensata per trasformare lo spazio attraverso la luce, il colore e il suono. Le pareti del cinema, già di per se dense di richiami all’universo cinematografico, subiranno un’ulteriore intervento con la proiezione di una selezione di diapositive tratte da quelle appositamente realizzate per RE:TRAX COMPLETE COMMUNION: TRAxART Incursioni sonore nei circuiti di Piermario Ciani, omaggio alla figura di Piermario Ciani realizzato a Bertiolo nel 2013. La tecnica del mash up di immagini con stratificazioni analogiche e digitali sarà anche la base che accompagnerà il live set di Deison in sala Minerva.

Deison nella sua audio-performance delinea una sorta di “sinfonia concreta” scandita da rumori, microsuoni e prolungate persistenze tra le quali prende forma un universo in miniatura di impulsi e texture elettro-acustiche, tra fruscii e screpolature del suono.
Il suono a volte è scuro e rumoroso e a tratti illuminato da una luce livida in cui si delineano i mondi paralleli e le situazioni fantastiche e fuorvianti di Pier Mario Ciani.

IN THE SEA: Tristan Honsinger, Joshua Zubot, Nicolas Caloia + RITRATTO DEL LEONE: WILLIE “THE LION” SMITH di e con Giorgio Pacorig e Aida Talliente

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VENERDI’ 18 NOVEMBRE
ORE 21:00 INGRESSO 10 EURO
TARCENTO – VILLA MORETTI

La conclusione di Tarcento Jazz 2016 è affidata a Tristan Honsinger, Joshua Zubot e Nicolas Caloia con il trio In The Zea e alla performance di Giorgio Pacorig e Aida Talliente ispirata alla vita di Willie “The Lion” Smith e pensata appositamente per Tarcento Jazz 2016

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IN THE SEA
Tristan Honsinger
violoncello, voce
Joshua Zubot violino
Nicolas Caloia contrabbasso

Tristan Honsinger ha iniziato la sua carriera di improvvisatore a Montreal più di quarant’anni fa, prima del suo decisivo trasferimento in Europa, dove da allora ha rappresentato una figura centrale della scena improvvisativa. Perciò questo gruppo rappresenta una sorta di obliquo ritorno a casa. La dinamica del loro rapporto è ovvia, il risultato di una riuscita mescolanza tra empatia musicale e conflitto creativo. Tristan gioca con la sua caratteristica audacia pescando dal suo arsenale di frammenti melodici e schegge di poesia per gettarli nell’ignoto proteiforme che è il fondamento per la migliore improvvisazione di gruppo. Josh Zubot e Nicolas Caloia non si limitano a seguirne i passi, ma provocano lui – e se stessi – in modi che sono di volta in volta sottili, assertivi, e irriverenti. Un incontro superbo.

Tristan Honsinger è universalmente conosciuto per le sue collaborazioni di lunga data con Cecil Taylor, Derek Bailey e la ICP orchestra. Nato a Burlington (Vermont) negli Stati Uniti, ha studiato violoncello classico al New England Conservatory di Boston prima di trasferirsi a Montreal nel 1969 per sfuggire alla leva militare. E’ poi emigrato in Europa nel 1974, ed è attivo da allora in tutto il continente. Honsinger è qualcuno che non ha perso la sua fantasia infantile. Le sue composizioni sono come il disegno di un bambino, o ancor più come le avventure di Winnie The Pooh: un po’ goffe e toccantemente semplici, ma piene di significati più profondi per chi vuole vedere.
Ha inciso oltre che con i nomi succitati, lavori con Sean Bergin, Steve Beresford, Maarten Altena, David Toop, Sven-Åke Johansson, Toshinori Kondo (con il quale ha fondato il gruppo This That And The Other), Jean Derome, ed è stato ospite nello storico singolo “We are all prostitutes” del Pop Group. Su commissione del festival AngelicA ha composto l’opera “Galleria San Francesco” (2002), e il concerto su testi di Gianni Celati “Is Time a Tomato?” (2013); per la collana discografica i dischi di angelica sono usciti “Sketches Of Probability” con This That And The Other (1997) e “Call Me Us” con Massimo Simonini (2009).

Joshua Zubot è cresciuto nella scena avant-garde di Montreal, capitanando gruppi come Subtle Lip Can, Mendham, e il duo Land of Marigold. Ha collaborato tra gli altri con Amy Denio, Chad VanGaalen, Lori Freedman, Patrick Watson, William Parker, Pierre-Yves Martel, Michael Blake, Bernard Falaise, Rainer Wiens, Michel F Coté, Sam Shalabi, Miles Perkin, Myra Melford, Marshall Allen, Fred Frith, Matana Roberts, Jean Derome, Malcom Goldstein, Pierre Tanguay, Martha Wainwright e John Butcher. Nel 2015 di In The Sea (in versione quartetto con il batterista dei Subtle Lip Can Isaiah Ceccarelli) è uscita la cassetta “Henry Crabapple Disappear” (Astral Spirits)

Lungo gli ultimi venticinque anni, Nicolas Caloia ha operato alla ricerca di una musica che erodesse i confini tra improvvisazione e composizione, pop e avanguardia, bella e brutta. La sua speranza è che questa musica soddisfi il corpo, la mente e soprattutto, il cuore. Ha lavorato come performer e organizzatore a Montreal fin dai primi anni 90 e si è esibito in tour in Nord America, Europea, e Asia. Ha collaborato e inciso con musicisti come Marshall Allen, Jean Derome, John Butcher, Joe McPhee, Steve Lacy, Hassan Hakmoun, Tristan Honsinger, la ICP Orchestra, Agustì Fernandez, e Matana Roberts, con la quale, in trio con Sam Shalabi, ha condiviso l’album “Feldspar” (2014).

web
RITRATTO DEL LEONE: WILLIE “THE LION” SMITH

“Ragtime significa: musica suonata da chi non conosce la tastiera del piano. Il suonatore di ragtime stuzzica i tasti facendo ciò che gli viene in mente perché è fanatico, presuntuoso e molto aggressivo, fino a quando non arriva qualcun altro e si mette a suonare davvero. Allora egli diventa docile come un agnello. Ora, la differenza tra il suonatore di ragtime e un pianista vero, sta nell’aver dimestichezza con le progressioni e il sapersi muovere con entrambe le mani”.
Willie The Lion Smith, il suo piano, la sua musica, le sue funamboliche esecuzioni e non solo, raccontate attraverso quadri sonori, in cui le sue parole, la poesia di Amiri Baraka, i rumori dell’ambiente e una musica che a volte arriva all’urlo, costruiscono situazioni diverse, frammenti di vita. Un film sonoro in cui le composizioni vengono “usate” in modo libero; scomponendole, rielaborandole e intrecciando stili diversi dal blues al ragtime e all’elettronica, cosi come lui faceva con ogni melodia.
Tutto questo ci apre una domanda a cui non abbiamo ancora trovato risposta: “Ma cosa abbiamo mai tanto da urlare se urlare, il più delle volte, non serve a niente?”
Il mondo sarà sempre pieno di cinguettatori, ruttatori, saltimbanchi e rottinculo con i loro pifferi rotti a scorrazzare per le strade delle città.
Abitiamo la domanda.

Giorgio Pacorig fender rhodes

Aida Talliente voce e santa la madonna!

WILLIE “THE LION” SMITH
Il 18 aprile 1973 muore a New York il settantacinquenne pianista e compositore Willie The Lion Smith uno dei primi e più autorevoli esponenti dello stride jazz.
La sua tecnica ha influenzato un gran numero di pianisti, primo fra tutti Duke Ellington che, non a caso, gli ha dedicato la splendida composizione intitolata “Portrait of The Lion”. Willie The Lion, all’anagrafe William Henry Joseph Bonaparte Bertholoff Smith nasce a Goshen, New York, il 25 novembre 1899.
Nel 1901 resta orfano di padre e due anni dopo la madre trova un nuovo compagno in un certo signor Smith che aggiunge ai lunghissimi dati anagrafici del piccolo Willie un nome in più. Proprio la madre, pianista, è la sua prima maestra di musica. Da lei impara le tecniche di base sufficienti a diventare organista nella chiesa del quartiere newyorkese dove vivono. Dotato di un talento naturale per la tastiera scopre ben presto di poterlo sfruttare adeguatamente.
A quindici anni inizia a ottenere i primi ingaggi come pianista prima a New York, poi ad Atlantic City e a Newark. In pochi anni diventa una delle attrazioni fisse di locali come il Leroy’s, lo Small’s e il Garden Of Joy conquistandosi rapidamente una buona reputazione e una notevole popolarità. Nel 1920 entra a far parte dei Jazz Hounds, la band di Mamie Smith, con i quali partecipa alla storica registrazione di “Crazy blues”.
Dopo aver lavorato per qualche anno in varie riviste musicali e spettacoli di vaudeville, dà vita a una propria band con la quale suona al Capitol Palace, al Rhythm Club e in altri celebri cabaret di New York.
Chiusa l’esperienza in gruppo tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta si esibisce come solista al Pod’s and Jerry’s prima di essere ingaggiato per partecipare a varie sedute di registrazione di Clarence Williams.
Durante gli anni Trenta si esibisce spesso con un gruppo che porta il suo nome e di cui fanno parte strumentisti di prim’ordine come Ed Allen, Cecil Scott, Buster Bailey, Frank Newton, Pete Brown e John Kirby. Con questa compagnia si esibisce all’Onyx, all’Apollo e all’Adrian’s Tap Room, registra vari dischi per la Decca.
Nel 1939 accetta una proposta dell’etichetta Commodore e realizza da solo al pianoforte una sorta di antologia personale di tutti i brani che l’hanno reso famoso da “Echoes of spring” a “Passionette”. La sua carriera non conosce soste né cali di tensione.
Nel corso degli anni Quaranta è attivissimo sia alla testa di propri gruppi con i quali suona al Man About Town, al Casablanca, al Newark, sia come free-lance (nel 1944 è per esempio di scena al Pied Piper nel Greenwich Village a fianco di Max Kaminsky).
Tra il 1949 e il 1950 effettua un lungo tour europeo in veste di solista. Nel corso degli anni Cinquanta si esibisce regolarmente al Central Plaza di New York, nel 1958 suona al festival di Newport. Negli anni Sessanta continua a esibirsi nei migliori locali di New York, prende parte ad altre edizioni del festival di Newport ed effettua vari tour in Canada e in Europa. La morte lo coglie mentre sta pensano a un nuovo progetto.

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