Festival

TARCENTO JAZZ 2018 VII EDIZIONE

TARCENTO JAZZ 2018. VII EDIZIONE
Ex Cinema Margherita, Tarcento (Ud)

L’edizione 2018 di Tarcento Jazz si svolgerà il 4, 5 e 6 maggio. La settima edizione di questo festival continuerà il viaggio attraverso le innumerevoli sfumature del jazz moderno e, come nelle edizioni precedenti, si occuperà dei talenti emergenti e delle nuove direzioni dell’improvvisazione nazionale e internazionale, puntando la sua lente sulle realtà diverse, inquiete, ricche di talenti, utopie e idee. La rassegna si svolgerà nella sala dell’ex Cinema Margherita, ed è rivolta a un pubblico curioso e aperto alle contaminazioni per un tipo di musica dal forte impatto innovativo, come storicamente viene considerato il jazz.

Venerdì 4 Maggio ore 21
GIANCARLO SCHIAFFINI & GIORGIO PACORIG (Italia)
NADAH EL SHAZLY (Egitto)
À L’INTENTION DE MADEMOISELLE ISSOUFOU À BILMA, un film di Caroline de Bendern, colonna sonora di Barney Wilen

Sabato 5 Maggio ore 21
TURNING JEWELS INTO WATER (Haiti / Stati Uniti)
FAWDA TRIO (Italia / Marocco)
THE OLD NEW THING Hybrida sound & light

Domenica 6 Maggio ore 21
AVEC LE SOLEIL SORTANT DE SA BOUCHE (Canada)
AKIRA SAKATA & GIOVANNI DI DOMENICO (Giappone / Italia)

INFO BIGLIETTI
intero €10
*ridotto €8
abbonamento 3 serate:
intero €25
*ridotto €20

*ridotto: under 25, soci Arci

Potrai ritirare i biglietti/abbonamenti presso l’ex Cinema Margherita dalle 18:30 nelle giornate del festival

info: hyridaspace@gmail.com
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VENERDI’ 4 MAGGIO


GIANCARLO SCHIAFFINI & GIORGIO PACORIG
Presentano Dolenti Delitti Dolosi Dalle Dilette Doline (Setola Di Maiale, 2018), lavoro dedicato allo scazzone del Timavo (Cottus scaturigo) una specie ittica endemica della sorgente di questo fiume, in pericolo d’estinzione. Il duo Pacorig-Schiaffini è nato proprio in quella zona, ricca di doline, dove il Timavo entra e scaturisce carsicamente dal suolo; in qualche modo “improvvisa” il suo percorso ed è popolato da creature improbabili come lo scazzone, sorprendente e imprevedibile.


Giorgio Pacorig
Nato il 25 marzo del 1970; pianista, compositore e improvvisatore, Giorgio Pacorig è diplomato al conservatorio “G. Tartini” di Trieste.
Dal 1989 svolge un’intensa attività sia come pianista-tastierista sia come compositore, dando vita a numerose formazioni musicali che spaziano dal jazz alla musica elettronica, dalla musica per film alla musica improvvisata, e avendo modo di collaborare con numerosi musicisti di varia estrazione e provenienza, tra gli altri Joe Bowie, Don Moye, Mark Ribot, Kawabata Makoto, Giovanni Maier, Tobias Delius, Daniele D’Agaro, Axel Dörner, Massimo De Mattia e Jessica Lurie.
Tutte queste esperienze lo portano a suonare negli spazi musicali più vari, dai jazz club ai centri sociali, dalle rassegne di teatro ai festival jazz sia in Italia che all’estero.
Ha al suo attivo una cinquantina di incisioni discografiche come leader e come session man.


Giancarlo Schiaffini
Romano, classe 1942, Giancarlo Schiaffini si è laureato in fisica e si è poi imposto all’attenzione di critica e pubblico come un illuminato compositore, trombonista e tubista autodidatta. Ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni Sessanta e, proprio in quel periodo, ha cominciato la sua attività di compositore ed esecutore nell’ambito della cosiddetta musica contemporanea. Nel 1970 ha frequentato i corsi di Darmstadt con Stockhausen, Ligeti e Globokar, e ha fondato il gruppo strumentale da camera Nuove Forme Sonore. Nel 1972 si è perfezionato in musica elettronica con Franco Evangelisti, e ha poi lavorato con il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza fino al 1983. La lista dei sodalizi artistici che hanno segnato la sua parabola creativa è molto lunga e variegata, basti citare John Cage, Karole Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. È un elemento fondamentale di una delle più importanti big band europee, la Instabile Orchestra, e ha pubblicato per Ricordi un suo trattato sulle tecniche del trombone nella musica contemporanea.
Info e ascolti: http://bit.ly/2owgKSI


NADAH EL SHAZLY
Nonostante la sua giovane età (è nata nel 1989), Nadah El Shazly è un nome di spicco della scena musicale underground egiziana, e ha alle spalle persino un passato in una cover-band dei Misfits. Negli ultimi anni la cantante si è poi indirizzata verso l’avanguardia, in particolar modo l’elettronica, sperimentando dapprima in solitudine e poi chiamando a sé quel foltissimo ensemble di musicisti che vediamo oggi comparire nei lunghi credits di Ahwar, debutto dello scorso anno.
Ahwar (“paludi” in arabo) è un disco capace di immergerci nei territori dell’ignoto, con una serie di composizioni sperimentali completamente indipendenti l’una dall’altra, in cui la sua voce è sempre l’indiscussa protagonista; una voce che, parafrasando ciò che canta lei stessa, “viene da un tempo lontano e scappa da sola nel deserto”.
Un album di grande interesse, un esperimento riuscito pienamente, un pugno di composizioni ispirate e coinvolgenti sulle quali convergono splendidamente la tradizione e la sperimentazione, dal canto melodico arabo all’avant jazz, dal folk all’elettronica, all’improvvisazione, per un’esperienza musicale di grande spessore e piacere, ricca di spunti e soluzioni originali.
Info e ascolti: http://bit.ly/2GR9qIb


À L’INTENTION DE MADEMOISELLE ISSOUFOU À BILMA, un film di Caroline de Bendern, colonna sonora di Barney Wilen
Il francese Barney Wilen tra gli anni Cinquanta e Sessanta lavora con Miles Davis, Kenny Clarke, Art Blakey e Thelonious Monk. Ma sente che deve spingersi oltre e cerca una fusione tra rock, jazz e psichedelia. All’inizio del 1970 riunisce una squadra di registi, tecnici e musicisti e parte per l’Africa a documentare i suoni del continente. Tutto finisce a scatafascio come in un fim di Herzog, la truppa si perde per strada e dopo due anni Wilen torna a casa con una serie di registrazioni che pubblicherà in un doppio LP, Moshi, nel 1972. Moshi è, come dice Wilen, “Una zuppa dell’umanità. Una trapunta di patchwork dove il filo è l’Africa, ma il materiale è tessuto da fonti e idee infinitamente diverse.” Un incrocio tra jazz africano, escursioni funky, Miles Davis, Herbie Hancock, Soft Machine, i meccanismi psichedelici dei Grateful Dead, in cui non si capisce dove finisce l’Africa e inizia Barney Wilen.

SABATO 5 MAGGIO


TURNING JEWELS INTO WATER
Il progetto nasce dall’incontro tra la compositrice, percussionista e turntablist haitiana Val Jeanty e il compositore e percussionista statunitense Ravish Momin durante una residenza artistica a New York nel settembre del 2017. La loro collaborazione, radicata nell’improvvisazione e strutturata come un rituale, evoca i regni esoterici del subconscio creativo: ispirandosi alla religione voodoo, Val ricrea l’antico ritmo e la vibrazione di Haiti attraverso l’elettronica, mentre Momin, con un background di tradizione indiana, nordafricana e mediorientale, ha sviluppato un originale mix di ritmi elettro-acustici, che fonde l’improvvisazione del jazz a quella della musica indiana.
Insieme esplorano le potenzialità delle nuove tecnologie per creare un flusso ininterrotto tra sonorità acustiche e elettroniche.
Info e ascolti: http://bit.ly/2HTZoao


FAWDA TRIO
Il Fawda Trio nasce a Bologna nel 2011 dall’incontro dei musicisti Fabrizio Puglisi, Danilo Mineo e Reda Zine originario di Casablanca. La musica dei Fawda naviga tra repertorio sacro e profano, testimoniando un patrimonio musicale aperto alle influenze di altri linguaggi. L’impronta dei Fawda proviene dalla musica Gnawa marocchina e dal suono basso e caldo del Guembrì, strumento tradizionale a tre corde, testimone di una cultura musicale legata alla trance, alla guarigione, al sufismo e ad antichi culti di possessione. Un incontro inedito tra tradizione e innovazione che attinge dalle sonorità Gnawa, dall’elettronica e dal jazz contemporaneo, da Sun Ra a Coltrane.
L’LP Road to Essaouira, prodotto dall’etichetta Original Cultures (UK/IT), e’ stato inciso in Marocco nel 2016, in collaborazione con i Dj/producers londinesi Swami Million, con il Maallem Najib Soudani e i musicisti della confraternita Gnawa di Essaouira.

One of the most underrated releases of the year, a hypnotic ensemble of deep, obscure and native jazz GILLES PETERSON

Info e ascolti: http://bit.ly/2FDfOmM

Reda Zine guimbrì, voce
Classe ’77, autore, compositore poliglotta, musicista e documentarista attivo dal 1996 a Casablanca con i Carpe Diem e dal 1999 a Parigi con i Café Mira (EMI). E’ in Italia a partire dal 2008 dove ha fondato gli Hardonik e suonato e registrato con i Voodoo Sound Club. D.A. di Creative Commons MENA dal 2011 al 2015 e vincitore del CC Korea2012, ha diretto vari progetti musicali e visual P2P nel mondo arabo e non solo. Ha inoltre collaborato con Chuck D dei Public Enemy per il suo ultimo documentario, “Long Road to the Hall of Fame”, e per la sua colonna sonora originale (Slamjamz Records). Con i Fawda riesce ad integrare le sue varie influenze musicali, con ispirazioni afrofuturistiche.

Fabrizio Puglisi piano, ARP Odyssey synth, percussioni, voce
Apprezzatissimo e conosciuto solista nell’ambito del jazz e delle musiche improvvisate, ha collaborato tra gli altri con David Murray, Don Byron, John Zorn, Steve Lacy, Tristan Honsinger, Han Bennink, Hamid Drake, William Parker, Louis Sclavis, Lester Bowie, Rob Mazurek, Don Moye, Butch Morris, Kenny Wheeler, Enrico Rava, Flavio Boltro, George Russell, Dave Liebman, Michel Godard, Deus Ex Machina, Mark Dresser, Cristina Zavalloni, Gianluca Petrella, Italian Instabile Orchestra, Keith Tippett, Gunter Baby Somme Orchestra, Keith Tippett, Gunter Baby Sommer, Alfio Antico. Insegna Pianoforte Jazz al Conservatorio “Dall’Abaco” di Verona a alla Siena Jazz University.

Danilo Mineo percussioni, voce
Considerato percussionista poliedrico attivo in vari gruppi musicali e produzioni discogra?che: Voodoo Sound Club, Mop Mop, Guantanamo, The Mixtapers, Kalifa Kone Ensemble con cui si è esibito in vari festival internazionali di musica, Europa e Africa. Ha collaborato tra gli altri con Giancarlo Schiaffini, Roberto Freak Antoni, Roy Paci, Gianluca Petrella, Famoudou Konatè e tanti altri. In ambito didattico, nel 2102 la casa editrice Carisch pubblica il suo “Autodidatta” metodo completo per percussioni. Nel 2017 in collaborazione con il vibrafonista Pasquale Mirra realizza la produzione di un manuale di educazione musicale rivolto ai bambini “Musica e Gioco”.

Brothermartino mpc, synths
E’ un musicista/produttore/Dj attivo in molti progetti diversi. In qualità di sassofonista e flautista e di producer/beatmaker ha inciso su etichette come Jazzman Records (UK), Sonar Kollektiv (D), Irma Records (IT), Fuzzoscope (USA), Record Kicks (IT), Dub Dojo (USA), Bassplate, ecc. ed il suo ultimo vinile per la berlinese Money $ex Records di Max Graef e Glenn Astro, sta ottenendo importanti consensi da influenti Dj della scena internazionale. E’ co-fondatore dei The Mixtapers, ed ha inciso con Georgia Anne Muldrow, Dudley Perkins, Mark Wonder, Buscrates 16bit Ensemble, Mecca:83, Dj Lugi, The Ivory Boy, e molti altri.

THE OLD NEW THING Hybrida sound & light
Set musicale incentrato sulla black music degli anni Sessanta e Settanta, mentre la parte visuale si svilupperà attraverso foto dei musicisti dell’epoca, degli attivisti politici, delle copertine dei dischi e di filmati e spezzoni di film del periodo.

DOMENICA 6 MAGGIO


AVEC LE SOLEIL SORTANT DE SA BOUCHE
Il quartetto Avec Le Soleil Sortant De Sa Bouche è una sorta di super-gruppo del giro della label canadese Constellation che vede al basso Jean-Sébastien Truchy dei Fly Pan Am, alle chitarre Eric Gingra e Sébastien Fournier e alla batteria Samuel Bobony che hanno bazzicato in mille formazioni legate all’etichetta.
La band si allontana però dalle coordinate sonore post rock apocalittiche della Constellation per dare sfogo a un suono vorticoso, perso tra aperture cosmiche e ritmiche afro funk, anfratti dub, rumorismi e suoni ambientali, bordate di synth e slanci melodici. Come una jam session tra Tortoise e Talking Heads.
Info e ascolti: http://bit.ly/2FEVTDQ


AKIRA SAKATA & GIOVANNI DI DOMENICO
La differenza generazionale rappresenta il fattore di riuscita di questo duo: entrambi i musicisti proiettano i loro mondi artistici mettendoli l’uno accanto all’altro, ma senza prevaricazioni, con rispetto; e dall’integrazione non sintetica delle due prospettive se ne ricava una terza, somma amplificata delle precedenti. Sakata porta con sé la sua pragmatica e unica visione orientale che si nutre anche dell’improvvisazione libera, rivisitata come in una sorta di filtro universale, privata delle sue originali connotazioni occidentali. Akira volteggia tra escursioni melodiche, brevi e ipnotiche elucubrazioni vocali che sanno di tradizione teatrale, campanelli che funzionano come break di scena e improvvise sferzate nello spettro dell’improvvisazione più rude e caotica.
Di Domenico invece è un frutto della modernità: pensoso, sistematico, con approcci differenziati alla tastiera che non disdegna un respiro melodico. Ma la vera qualità artistica del pianista è il saper mettere le note giuste al posto giusto nel mosaico che si compone gradualmente nello sviluppo musicale. Una capacità evocativa sempre presente, che utilizza patterns musicali differenti, ma che avvinghia e non delude mai.


Akira Sakata
Akira Sakata è tra i maggiori protagonisti del free jazz giapponese fin dai primi anni Settanta, quando entra a far parte del trio del pianista Yosuke Yamashita, contribuendo a definirne il suono e facendosi notare da subito tanto per la tecnica strumentale estremamente avanzata, quanto per la forza iconoclasta nel modo di suonare, capace di costruire un muro di suono invalicabile eppure sempre preciso e tagliente. In seguito ha sviluppato diversi progetti personali e importanti collaborazioni con, fra gli altri, Bill Laswell, Pete Cosey, Ronald Shannon Jackson; e in anni recenti con talenti emergenti quali Darin Gray e Chris Corsano (nel trio Chikamorachi), ma anche con nomi storici del noise nipponico come Merzbow e Hijokaidan.


Giovanni Di Domenico
Italiano di nascita ma residente in Belgio, Giovanni Di Domenico è un pianista e sperimentatore elettronico che si è fatto notare per le collaborazioni importanti (tra gli altri: Jim O’Rourke, Akira Sakata, Tony Allen) e per la curiosità onnivora con cui affronta i molti progetti originali che lo vedono protagonista. Influenzato in egual misura dalla tradizione più avventurosa del piano jazz e dalle molteplici suggestioni di un’infanzia passata tra Libia, Camerun e Algeria, nella sua musica si sentono gli echi di Paul Bley e Cecil Taylor, ma anche il canto del muezzin e le strutture ipnotiche della musica rituale africana, il rock e l’improvvisazione libera più radicale.
Info e ascolti: http://bit.ly/2t4h1Rh

Testi per Akira Sakata & Giovanni Di Domenico a cura del Centro d’Arte Padova.

SABATO 5 MAGGIO


Jazz&Sketches – Workshop
Il disegno dal vero istantaneo
in concerto… che segno suona?
con Giulio Calderini urban sketcher
+ i musicisti del festival

Programma
ORE 16
Accredito base (euro 10) – Accredito + concerti serata (euro 15)
ORE 16.15-17 Approccio concettuale / Dimostrazioni, tecniche di base e consigli / Esercizi assistiti e ricerca sul “segno bianco&nero Jazz” / …rompere gli indugi!
ORE 17-18.30 Set dal vivo con i musicisti in prova. Si disegna sul palco e in giro. Temi in campo: scelta del soggetto e delle inquadrature, composizione, illuminazione, piani prospettici, espressività della figura in movimento…Sentire, “schizzare” molto, divertirsi.
ORE 18.30-19 Riunione finale per analisi dei lavori eseguiti e approfondimenti sull’esperienza.
DALLE ORE 21 Per chi si è accreditato. Durante i concerti della serata potrà continuare a disegnare sul taccuino tra il pubblico, seguendo musica e musicisti. Il “tutor” sarà vagante ma raggiungibile.

Vuoi partecipare?
Allora devi portare un minimo di materiali. Disegnare dal vero in giro richiede equipaggiamento leggero soprattutto ai concerti: musicisti in continuo movimento, condizioni di luce minime, quasi sempre in piedi. Per cui: taccuino Moleskine o simili (preferibile, nella tradizione del taccuino da viaggio) oppure blocco da disegno (A5) con carta adeguata alle tecniche impiegate, che possono essere: 1) grafiti – matite, carboncini, pastelli = toni di grigio. 2) penne/pennarelli vari spessori = B&N al tratto.
Chi desidera può portare anche dei pennarelli a colori, anche se la scelta di fondo del workshop è lavorare in “bianco&nero jazz”, sostanzialmente con tratteggio o toni di grigio.
Sei un principiante? L’occasione per verificare le tue potenzialità e motivazioni.
Praticante? Regalati un’esperienza unica: disegnare a contatto con musicisti dal vivo e perfezionare la tua tecnica.

Chi è?
Giulio Calderini ha un lungo percorso professionale come illustratore e grafico, su committenza e sul piano della ricerca espressiva personale. Ha sperimentato varie tecniche grafiche in ambiti artistici e nella comunicazione visiva. Da sempre interessato al rapporto immagine e musica (suoni e segni)…
A volte abbandona i mondi immaginifici per uscire e tentare di descrivere, taccuino alla mano, una delle realtà possibili: l’attimo del disegno dal vero. Fondatore del gruppo Urban Sketchers “Matite Volanti”.

TARCENTO JAZZ 2018 VII EDIZIONE
CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI TARCENTO
LA COLLABORAZIONE DI DOBIALAB
MEDIA PARTNER RADIO ONDE FURLANE THE NEW NOISE

TARCENTO JAZZ 2017: GREG FOX + ODBO OQPO

VENERDI’ 8 DICEMBRE
ORE 21:00 INGRESSO 10€
TARCENTO – EX CINEMA MARGHERITA – VIALE MARINELLI 20 (UD)

GREG FOX

Greg Fox è l’irrequieto batterista dei Liturgy, passato attraverso le lande free degli Zs e quelle acide dei Guardian Alien, approdato a collaborazioni di primo livello – il super gruppo Ex Eye con Colin Stetson, Ben Frost, ma anche il Fox Millions Duo con Kid Millions degli Oneida – e che adesso sembra aver messo in atto uno scarto non da poco con “The Gradual Progression”, suo ultimo lavoro che presenterà a Tarcento Jazz 2017, per una performance che si preannuncia immersiva, avvolgente e senza cali di tensione.
Descritto dal musicista come un viaggio dentro se stesso e più ambiziosamente come il frutto della ricerca della sua vera voce come artista, The Gradual Progression unisce poliritmie aliene generate da un drumming post-free, iconoclastia da jazz dei tempi che furono, spiritualità ancestrale ed echi post-(fourth)world.
Il tutto benedetto dall’alto dai padrini Don Cherry e Pharoah Sanders e in terra da quel Milford Graves che aveva supportato Fox nel precedente Mitral Transmissions, in cui l’americano aveva già tentato una via “molto personale” al drumming-solo.

Info e ascolti https://gregfox.space/

OdbO OqpO

Il trio Odbo OqpO nasce nel 2017 dall’idea del duo Pascolo/Novello di ampliare le proprie proprietà espressive dopo anni di collaborazione e attività live con il progetto hBar inserendo nel progetto il percussionista Vid Drašler, figura centrale della nuova musica slovena.
Il fine del trio è di accostare improvvisazioni e composizioni cercando un equilibrio tra strumenti acustici come flauti, sax e percussioni e i sintetizzatori autoassemblati di Alberto Novello. Le sonorità spaziano dal tradizionale free jazz alla sperimentazione elettroacustica a momenti di psichedelia, con passaggi affini alla musica classica contemporanea.

Paolo Pascolo flauto, flauto basso, sax tenore
Alberto Novello synth modulare
Vid Drašler batteria e percussioni

Info e ascolti http://bit.ly/2yDO9Sv

FORMA Free Music Impulse #8

FORMA Free Music Impulse #8 from renato rinaldi on Vimeo.

6 settimane di festival tra settembre e novembre 2017, con un intenso programma polifonico di concerti, live cinema, performances, proiezioni, workshops e incontri distribuiti su 6 comuni del territorio regionale, e con due appuntamenti oltre confine in Austria e Slovenia, FREE MUSIC IMPULSE presenta una panoramica sullo stato dell’arte di quelle pratiche artistiche che lavorano sul rapporto uomo/tecnologia/territorio.
Siamo convinti che è anche fuori dalle grandi città che va promossa una corretta cultura digitale, perché è proprio lontano dal centro che l’apporto della tecnologia può fare la differenza. Distribuendo il festival, oltre che nella città di Udine, anche nei piccoli centri del Friuli, abbiamo voluto valorizzare la cultura locale mettendola a confronto con le esperienze di artisti e studiosi che vivono e operano nel cuore dell’Europa, e ne conoscono il fascino e le contraddizioni.

Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito eccetto dove indicato.
I minori di 25 anni hanno accesso gratuito a tutte le attività del Festival fino ad esaurimento dei posti a loro dedicati e previa prenotazione alla mail hybridaspace@gmail.com

freemusicimpulse.com

IN THE SEA: Tristan Honsinger, Joshua Zubot, Nicolas Caloia + RITRATTO DEL LEONE: WILLIE “THE LION” SMITH di e con Giorgio Pacorig e Aida Talliente

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VENERDI’ 18 NOVEMBRE
ORE 21:00 INGRESSO 10 EURO
TARCENTO – VILLA MORETTI

La conclusione di Tarcento Jazz 2016 è affidata a Tristan Honsinger, Joshua Zubot e Nicolas Caloia con il trio In The Zea e alla performance di Giorgio Pacorig e Aida Talliente ispirata alla vita di Willie “The Lion” Smith e pensata appositamente per Tarcento Jazz 2016

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IN THE SEA
Tristan Honsinger
violoncello, voce
Joshua Zubot violino
Nicolas Caloia contrabbasso

Tristan Honsinger ha iniziato la sua carriera di improvvisatore a Montreal più di quarant’anni fa, prima del suo decisivo trasferimento in Europa, dove da allora ha rappresentato una figura centrale della scena improvvisativa. Perciò questo gruppo rappresenta una sorta di obliquo ritorno a casa. La dinamica del loro rapporto è ovvia, il risultato di una riuscita mescolanza tra empatia musicale e conflitto creativo. Tristan gioca con la sua caratteristica audacia pescando dal suo arsenale di frammenti melodici e schegge di poesia per gettarli nell’ignoto proteiforme che è il fondamento per la migliore improvvisazione di gruppo. Josh Zubot e Nicolas Caloia non si limitano a seguirne i passi, ma provocano lui – e se stessi – in modi che sono di volta in volta sottili, assertivi, e irriverenti. Un incontro superbo.

Tristan Honsinger è universalmente conosciuto per le sue collaborazioni di lunga data con Cecil Taylor, Derek Bailey e la ICP orchestra. Nato a Burlington (Vermont) negli Stati Uniti, ha studiato violoncello classico al New England Conservatory di Boston prima di trasferirsi a Montreal nel 1969 per sfuggire alla leva militare. E’ poi emigrato in Europa nel 1974, ed è attivo da allora in tutto il continente. Honsinger è qualcuno che non ha perso la sua fantasia infantile. Le sue composizioni sono come il disegno di un bambino, o ancor più come le avventure di Winnie The Pooh: un po’ goffe e toccantemente semplici, ma piene di significati più profondi per chi vuole vedere.
Ha inciso oltre che con i nomi succitati, lavori con Sean Bergin, Steve Beresford, Maarten Altena, David Toop, Sven-Åke Johansson, Toshinori Kondo (con il quale ha fondato il gruppo This That And The Other), Jean Derome, ed è stato ospite nello storico singolo “We are all prostitutes” del Pop Group. Su commissione del festival AngelicA ha composto l’opera “Galleria San Francesco” (2002), e il concerto su testi di Gianni Celati “Is Time a Tomato?” (2013); per la collana discografica i dischi di angelica sono usciti “Sketches Of Probability” con This That And The Other (1997) e “Call Me Us” con Massimo Simonini (2009).

Joshua Zubot è cresciuto nella scena avant-garde di Montreal, capitanando gruppi come Subtle Lip Can, Mendham, e il duo Land of Marigold. Ha collaborato tra gli altri con Amy Denio, Chad VanGaalen, Lori Freedman, Patrick Watson, William Parker, Pierre-Yves Martel, Michael Blake, Bernard Falaise, Rainer Wiens, Michel F Coté, Sam Shalabi, Miles Perkin, Myra Melford, Marshall Allen, Fred Frith, Matana Roberts, Jean Derome, Malcom Goldstein, Pierre Tanguay, Martha Wainwright e John Butcher. Nel 2015 di In The Sea (in versione quartetto con il batterista dei Subtle Lip Can Isaiah Ceccarelli) è uscita la cassetta “Henry Crabapple Disappear” (Astral Spirits)

Lungo gli ultimi venticinque anni, Nicolas Caloia ha operato alla ricerca di una musica che erodesse i confini tra improvvisazione e composizione, pop e avanguardia, bella e brutta. La sua speranza è che questa musica soddisfi il corpo, la mente e soprattutto, il cuore. Ha lavorato come performer e organizzatore a Montreal fin dai primi anni 90 e si è esibito in tour in Nord America, Europea, e Asia. Ha collaborato e inciso con musicisti come Marshall Allen, Jean Derome, John Butcher, Joe McPhee, Steve Lacy, Hassan Hakmoun, Tristan Honsinger, la ICP Orchestra, Agustì Fernandez, e Matana Roberts, con la quale, in trio con Sam Shalabi, ha condiviso l’album “Feldspar” (2014).

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RITRATTO DEL LEONE: WILLIE “THE LION” SMITH

“Ragtime significa: musica suonata da chi non conosce la tastiera del piano. Il suonatore di ragtime stuzzica i tasti facendo ciò che gli viene in mente perché è fanatico, presuntuoso e molto aggressivo, fino a quando non arriva qualcun altro e si mette a suonare davvero. Allora egli diventa docile come un agnello. Ora, la differenza tra il suonatore di ragtime e un pianista vero, sta nell’aver dimestichezza con le progressioni e il sapersi muovere con entrambe le mani”.
Willie The Lion Smith, il suo piano, la sua musica, le sue funamboliche esecuzioni e non solo, raccontate attraverso quadri sonori, in cui le sue parole, la poesia di Amiri Baraka, i rumori dell’ambiente e una musica che a volte arriva all’urlo, costruiscono situazioni diverse, frammenti di vita. Un film sonoro in cui le composizioni vengono “usate” in modo libero; scomponendole, rielaborandole e intrecciando stili diversi dal blues al ragtime e all’elettronica, cosi come lui faceva con ogni melodia.
Tutto questo ci apre una domanda a cui non abbiamo ancora trovato risposta: “Ma cosa abbiamo mai tanto da urlare se urlare, il più delle volte, non serve a niente?”
Il mondo sarà sempre pieno di cinguettatori, ruttatori, saltimbanchi e rottinculo con i loro pifferi rotti a scorrazzare per le strade delle città.
Abitiamo la domanda.

Giorgio Pacorig fender rhodes

Aida Talliente voce e santa la madonna!

WILLIE “THE LION” SMITH
Il 18 aprile 1973 muore a New York il settantacinquenne pianista e compositore Willie The Lion Smith uno dei primi e più autorevoli esponenti dello stride jazz.
La sua tecnica ha influenzato un gran numero di pianisti, primo fra tutti Duke Ellington che, non a caso, gli ha dedicato la splendida composizione intitolata “Portrait of The Lion”. Willie The Lion, all’anagrafe William Henry Joseph Bonaparte Bertholoff Smith nasce a Goshen, New York, il 25 novembre 1899.
Nel 1901 resta orfano di padre e due anni dopo la madre trova un nuovo compagno in un certo signor Smith che aggiunge ai lunghissimi dati anagrafici del piccolo Willie un nome in più. Proprio la madre, pianista, è la sua prima maestra di musica. Da lei impara le tecniche di base sufficienti a diventare organista nella chiesa del quartiere newyorkese dove vivono. Dotato di un talento naturale per la tastiera scopre ben presto di poterlo sfruttare adeguatamente.
A quindici anni inizia a ottenere i primi ingaggi come pianista prima a New York, poi ad Atlantic City e a Newark. In pochi anni diventa una delle attrazioni fisse di locali come il Leroy’s, lo Small’s e il Garden Of Joy conquistandosi rapidamente una buona reputazione e una notevole popolarità. Nel 1920 entra a far parte dei Jazz Hounds, la band di Mamie Smith, con i quali partecipa alla storica registrazione di “Crazy blues”.
Dopo aver lavorato per qualche anno in varie riviste musicali e spettacoli di vaudeville, dà vita a una propria band con la quale suona al Capitol Palace, al Rhythm Club e in altri celebri cabaret di New York.
Chiusa l’esperienza in gruppo tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta si esibisce come solista al Pod’s and Jerry’s prima di essere ingaggiato per partecipare a varie sedute di registrazione di Clarence Williams.
Durante gli anni Trenta si esibisce spesso con un gruppo che porta il suo nome e di cui fanno parte strumentisti di prim’ordine come Ed Allen, Cecil Scott, Buster Bailey, Frank Newton, Pete Brown e John Kirby. Con questa compagnia si esibisce all’Onyx, all’Apollo e all’Adrian’s Tap Room, registra vari dischi per la Decca.
Nel 1939 accetta una proposta dell’etichetta Commodore e realizza da solo al pianoforte una sorta di antologia personale di tutti i brani che l’hanno reso famoso da “Echoes of spring” a “Passionette”. La sua carriera non conosce soste né cali di tensione.
Nel corso degli anni Quaranta è attivissimo sia alla testa di propri gruppi con i quali suona al Man About Town, al Casablanca, al Newark, sia come free-lance (nel 1944 è per esempio di scena al Pied Piper nel Greenwich Village a fianco di Max Kaminsky).
Tra il 1949 e il 1950 effettua un lungo tour europeo in veste di solista. Nel corso degli anni Cinquanta si esibisce regolarmente al Central Plaza di New York, nel 1958 suona al festival di Newport. Negli anni Sessanta continua a esibirsi nei migliori locali di New York, prende parte ad altre edizioni del festival di Newport ed effettua vari tour in Canada e in Europa. La morte lo coglie mentre sta pensano a un nuovo progetto.

TARCENTO JAZZ 2016

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VENERDI’ 22 LUGLIO

ORE 18:30 PALAZZO FRANGIPANE

FEDERICO DI GESUALDO – “Which Way? – Part 2”

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L’espressione pittorica di Federico Di Gesualdo si intreccia con il suo background di ricercatore. Nato a Firenze, classe 1984, Di Gesualdo consegue il Dottorato in Oncologia Sperimentale occupandosi di una peculiare classe di RNA che prende il nome di RNA antisenso.
La ricerca svolta in ambito scientifico si riflette nel suo approccio alla pittura, legato all’esplorazione delle possibilità che scaturiscono dall’improvvisazione. Nello spirito dell’aforisma di Thelonious Monk Wrong is right, Di Gesualdo si focalizza sul concetto di “creazione istantanea” come uno stato della mente in cui si combinano elementi razionali ed energie entropiche e in cui il senso prende talvolta forma dall’errore, ovvero ciò che apparentemente è anti-senso.
Federico Di Gesualdo ha espresso questa dicotomia integrata nella mostra Which way?, tenutasi alla Florence University of Arts nel 2015. Quest’anno a Tarcento Jazz 2016 porta nuove prospettive sull’improvvisazione, l’errore e l’anti-senso nella pittura.

Apre la mostra Ritmo, pensiero, azione – Performance per anime inquiete di e con Federico Di Gesualdo e Giulia Tollis.

ORE 21:00

MINORANCE A late reflection on the revolutionary art of Fred Ho

Colonna1
Marco Colonna clarinetto, clarinetto basso, sax baritono
Ettore Fioravanti batteria, percussioni

“A due anni dalla scomparsa del grande sassofonista, compositore, combattente per la libertà Fred Ho ho deciso di riprendere la suite realizzata un anno fa che aveva per titolo The Joyful Breath of the Dragon, facendola esplodere nelle direzioni che la mia musica, e la riflessione sull’arte di Fred Ho continua ad innescare in me.
Stavo cominciando a lavorare con Ettore Fioravanti e si cercavano direzioni da seguire con cui convogliare le energie del nostro duo. Naturale è stato unire le cose, e trasformare la suite in quello che è ora, e questa trasformazione ha trasformato anche il titolo nell’attuale MINORANCE A late reflection on the revolutionary art of Fred Ho.
Ho preferito utilizzare i miei strumenti principali (clarinetto e clarinetto basso) su cui sono impegnato in una vera e propria rivoluzione sonora, per allontanare il lavoro dall’idea di commemorazione didascalica e per introiettare alcune istanze che dall’opera di Fred Ho io cerco di fare mie. Ricerca formale, senso della struttura, impianto tematico diretto e costruito attorno ad un materiale melodico di tipo squisitamente pentatonico sono le caratteristiche compositive della suite.
Dal punto di vista timbrico ho cercato di portare una ricerca sonora dello spazio scevro da ambientazioni esotiche ma intriso di un lavoro sulla spazialità reale, su un suono marmoreo dato anche da una registrazione in cui non si è ricorso assolutamente ad artifici ambientali.
L’idea di suono che avevo per questo lavoro è corrispondente al suono che sento riascoltandola. Naturale nel vero senso del termine.
La fortuna di lavorare con Ettore Fioravanti mi ha dato la possibilità di avere al mio fianco un vero architetto della batteria. In un set prettamente jazzistico riesce a costruire gli spazi in maniera profondamente sintattica, giocando un ruolo paritario nei confronti delle ance anche dal punto di vista melodico. Un grande maestro che ho l’onore di aver coinvolto in questo lavoro.
Al termine del lavoro ho deciso di inserire un brano di Cal Massey , autore caro a Fred Ho , fonte di ispirazione e grande combattente per i diritti del popolo nero. Brano che si trova originariamente sul capolavoro di Archie Shepp Attica Blues.
La figura di Fred Ho è una figura centrale per tutto quello che riguarda l’estetica e l’etica della musica (e dell’arte) che mi interessa. Il perenne interrogativo su forma e sostanza, sulla fruizione, sull’energia e la meditazione, sul conflitto e la perenne trasformazione dialettica del suono.
Non smetterò a breve di interrogarmi sulla sua figura, sul significato di una musica che possa essere veicolo di trasformazione e portatrice di un messaggio di liberazione.
Non smetterò mai di trovare nella minoranza un valore necessario alla critica, alla salvaguardia etica e alla proposta di strategie e valori necessari.” – Marco Colonna

a seguire

TALIBAM!

Talibam!4
Matt Mottel sintetizzatore
Kevin Shea batteria

Dal 2003 i Talibam! pompano coraggiosamente diversità musicale attraverso le casse dei palchi jazzistici più importanti al mondo: Matt Mottel e Kevin Shea di Brooklyn, New York, riescono nell’ impresa di miscelare rap, new wave, post-psichedelia e rumorismo reinterpretando le ideologie musicali più disparate con competenza, originalità e ironia. Nonostante la rudimentalità della loro iniziativa agisca da costante deterrente, il duo rimane devoto alla convinzione che l’applicazione della diversità nel suono sia di massima importanza per l’apprezzamento della diversità tra esseri umani. L’obiettivo ultimo dei Talibam! è e rimarrà quello di creare musica dal rispetto, ed essere rispettosi dei matrimoni tra le ideologie più disparate, legate assieme da competenza e curiosità.
I Talibam! hanno lavorato sodo per unire proseliti al loro processo; solamente negli ultimi anni i Talibam! hanno collaborato col leggendario neo-dadaista Yanasuo Tone al MoMA, portato a termine tre residenze a New York, registrato 3 album, completato 4 tournée in Europa e collaborato con la famosa coreografa Karol Armitage per una compagnia di danza.
Il loro ultimi album sono una disinvolta detonazione pop consacrata alla liberazione del perdigiorno contemporaneo (la cui intuizione si unisce in una danza cosmica rivoluzionaria proprio a causa di tutto ciò che lo circonda ed educa) e provano ulteriormente la produttività imitativa di questo elegante duo.

SABATO 23 LUGLIO

ORE 18:30 PALAZZO FRANGIPANE proiezione

Noi insistiamo! Suite per la libertà subito

Appunti per un film sul jazz

gianniamico
“Produttore, sceneggiatore, organizzatore di eventi e regista, Gianni Amico ha avuto un ruolo di notevole importanza nel panorama culturale italiano tra gli anni Sessanta e Ottanta, pur restandone con discrezione sempre ai margini. Il suo cinema costituisce un esempio unico di sintesi artistica tra forme e linguaggi differenti e distanti in una rielaborazione concettuale di numerose influenze, dal Neorealismo alla Nouvelle Vague, dal Cinéma Vérité al jazz e alla cultura latinoamericana. I due film presentati in rassegna formano un dittico quasi indissolubile, espressione di passioni e competenze che l’autore non solo dimostra di possedere, ma che ha assimilato e combina in una forma “altra” più complessa e profonda. Noi insistiamo! Suite per la libertà subito e Appunti per un film sul jazz sono lavori che sotto l’apparente e generica struttura documentaria, nascondono aspetti decisamente avanzati sia per stile che per tecnica e contenuti. Il primo, costruito sulla nota composizione di Max Roach del 1960 We Insist! Max Roach’s Freedom Now Suite – album essenziale della Storia del Jazz che coniuga la forma artistica afroamericana per eccellenza con l’impegno politico per la causa nera – associa alla musica immagini in bianco e nero del processo di emancipazione nera non solo americana.
Partendo dal discorso specifico di Roach, Amico lancia dunque un messaggio panafricanista, un messaggio collettivo che tenga conto di una realtà che va oltre quella locale per aprirsi a contesti internazionali, mondiali, in linea con il coevo pensiero di Malcolm X di cui il regista condivide apertamente le idee di protesta per una necessaria pacificazione. L’immediatamente successivo Appunti, si presenta invece come un film più personale, ma non meno originale, nel quale l’autore riesce a dare forma a un ideale estetico da lui spesso ribadito, secondo il quale per comprendere il jazz il pubblico deve viverlo da dentro. Utilizzando apparecchiature leggere e maneggevoli, come fosse esso stesso un musicista del gruppo, Amico conduce lo spettatore all’interno di una session bolognese di – tra gli altri – Gato Barbieri, Don Cherry e Jenny Clark in occasione del locale VII Festival Internazionale di Jazz.
Il film è costruito come un vero pezzo jazz, basato com’è su parti comunitarie (le prove e il concerto) e assoli (le interviste ai vari componenti). Testimonianza ed esibizioni si fanno tutt’uno, in un connubio tra arte e vita riflesso diretto della visione del cineasta. Pratica artistica quindi non come dimensione espressiva a se stante, ma legata indissolubilmente alla vita, da cui è condizionata e che a sua volta condiziona, in un imprescindibile rapporto dialettico.” Cinefilia Ritrovata

ORE 21:00

IMPROGRESSIVE

IMPROGRESSIVE byAlessandroCarpentieri
Alberto Popolla clarinetti
Errico De Fabritiis sassofoni

Improgressive, reinterpreta una serie di brani di gruppi della scena di Canterbury e del progressive inglese, integrandoli con brani originali. Sospesi tra libere improvvisazioni e suoni progressivi, tra Macchine Molli e Re Cremisi, le ance di Improgressive si fondono in un vortice di note e solenni spazi creativi.

“Rileggere il prog di Gong, Soft Machine, Caravan, King Crimson e via citando con sassofoni e clarinetti e basta? E’ possibile, se vi chiamate Improgressive. In “PRIMO” (Slam Record) fanno esattamente questo. Coraggio premiato.” G. Festinese – il Manifesto

a seguire

PARCO LAMBRO

parco lambro definitiva
Clarissa Durizzotto sax contralto
Mirko Cisilino tastiere, sintetizzatore Moog, trombone, tromba
Andrea Faidutti chitarra elettrica, basso ellettrico
Giuseppe Calcagno chitarra elettrica, basso ellettrico
Alessandro Mansutti batteria

Parco Lambro è un gruppo formatosi all’inizio del 2014 da musicisti attivi già da anni nella scena jazz/rock nazionale. La band mescola un sound progressive con elementi di improvvisazione libera e con la ricerca di sonorità noise. Parco Lambro, a cominciare dal nome, crea una continuità con la storia dei movimenti underground italiani ed europei, suonando una musica memore del percorso storico e sociale da cui essa stessa scaturisce, che mira però a trasportare l’ascoltatore in un altrove estatico e al tempo stesso attuale sulla base di elementi presenti nel proprio DNA culturale.

DOMENICA 24 LUGLIO

ORE 20:30 PALAZZO FRANGIPANE

BEE BRAIN

beebrain
Henry Cook sax alto, washint, flauti
Roberto Raciti contrabbasso
Ermanno Baron batteria

Bee Brain è un gruppo guidato dallo statunitense Henry Cook, sassofonista e flautista che ha inciso con alcuni tra i piu’ grandi musicisti afroamericani come John Tchicai, Bob Moses, Don Moye e Frank Lacy. La ritmica che dà forma al trio è composta da Roberto Raciti al contrabbasso ed Ermanno Baron alla batteria con i quali Cook da vita ad una formazione atipica ed originale di matrice certamente jazz ma con influenze afro e funk, capace di spaziare dai groove ethiojazz ai ritmi caraibici passando per l’improvvisazione estemporanea ed il jazz di Eric Dolphy.
Per l’occasione sara’ presentato il loro primo disco intitolato Honey, un lavoro che il trio ha realizzato dopo diversi anni di attivita’ e che raccoglie principalmente brani di compositori etiopi tra i quali Mulatu Astatke, con cui Henry Cook ha avuto l’onore di collaborare in tour ed incisioni varie suonando spesso il tradizionale washint, flauto etiope di cui è uno dei maggior esponenti in Occidente.

a seguire

KARKHANA

karkhana_gent
Mazen Kerbaj tromba, mezmar
Umut Çaglar fiati, flauti
Sam Shalabi oud, chitarra elettrica
Sharif Sehnaoui chitarra elettrica
Maurice Louca organo
Tony Elieh electric basso elettrico
Michael Zerang batteria, percussioni

Combinando alcuni dei più talentuosi ed innovativi musicisti dell’area mediorientale, provenienti da Beirut, da Il Cairo e Istanbul, Karkhana è un collettivo transculturale che si è incontrato per la prima volta a Beirut nel febbraio del 2014. L’obiettivo della band è quello di mettere insieme gli elementi delle tre principali scene di musica sperimentale del Mediterraneo: nel 2015 hanno pubblicato su Sagittarius A-Star Live At Metro Al-Madina, “un album dal vivo caratterizzato da una musica che vaga in territori attraversati da spinte opposte e sconquassanti, territori in cui ogni tentativo di costruire temi lineari dal retrogusto spacey viene messo costantemente in discussione da una gragnola di improvvisazioni scarnificanti” Antonio Ciarletta (Blow Up #215, Aprile 2016).
La musica del gruppo crea una miscela unica che mette insieme psichedelia, free jazz e suoni mediorientali: le performance dal vivo, costruite sulle capacità multi-strumentali di questa all star band, creano atmosfere dense di sorprese sia per gli ascoltatori che per i musicisti stessi, un qualcosa che potremmo definire “Free Middle-Eastern Music”.

Nelle tre serate saranno presenti gli stand del Giardino Commestibile, della libreria d’importazione Kobo Shop, Matite Volanti e Wizard Dischi. E il chiosco di Hybrida con prodotti del territorio.

Tutti i concerti sono ad ingresso libero e si svolgeranno a Palazzo Frangipane, situato nel centro di Tarcento in via C. Frangipane.
La mostra di Federico Di Gesualdo si trova nella rotonda superiore al primo piano di Palazzo Frangipane ed è visitabile con i seguenti orari: venerdì 22 luglio dalle 18:30 alle 24:00, sabato 23 e domenica 24 luglio dalle 16:00 alle 24:00
La proiezione dei due cortometraggi di Gianni Amico si terrà nell’atrio di Palazzo Frangipane.
In caso di maltempo i concerti si terranno presso Villa Moretti.

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