Conferenze

Conferenze all’Hybrida

FORMA Free Music Impulse #8

FORMA Free Music Impulse #8 from renato rinaldi on Vimeo.

6 settimane di festival tra settembre e novembre 2017, con un intenso programma polifonico di concerti, live cinema, performances, proiezioni, workshops e incontri distribuiti su 6 comuni del territorio regionale, e con due appuntamenti oltre confine in Austria e Slovenia, FREE MUSIC IMPULSE presenta una panoramica sullo stato dell’arte di quelle pratiche artistiche che lavorano sul rapporto uomo/tecnologia/territorio.
Siamo convinti che è anche fuori dalle grandi città che va promossa una corretta cultura digitale, perché è proprio lontano dal centro che l’apporto della tecnologia può fare la differenza. Distribuendo il festival, oltre che nella città di Udine, anche nei piccoli centri del Friuli, abbiamo voluto valorizzare la cultura locale mettendola a confronto con le esperienze di artisti e studiosi che vivono e operano nel cuore dell’Europa, e ne conoscono il fascino e le contraddizioni.

Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito eccetto dove indicato.
I minori di 25 anni hanno accesso gratuito a tutte le attività del Festival fino ad esaurimento dei posti a loro dedicati e previa prenotazione alla mail hybridaspace@gmail.com

freemusicimpulse.com

TARCENTO JAZZ 2016

TJ16f

VENERDI’ 22 LUGLIO

ORE 18:30 PALAZZO FRANGIPANE

FEDERICO DI GESUALDO – “Which Way? – Part 2”

fdg
L’espressione pittorica di Federico Di Gesualdo si intreccia con il suo background di ricercatore. Nato a Firenze, classe 1984, Di Gesualdo consegue il Dottorato in Oncologia Sperimentale occupandosi di una peculiare classe di RNA che prende il nome di RNA antisenso.
La ricerca svolta in ambito scientifico si riflette nel suo approccio alla pittura, legato all’esplorazione delle possibilità che scaturiscono dall’improvvisazione. Nello spirito dell’aforisma di Thelonious Monk Wrong is right, Di Gesualdo si focalizza sul concetto di “creazione istantanea” come uno stato della mente in cui si combinano elementi razionali ed energie entropiche e in cui il senso prende talvolta forma dall’errore, ovvero ciò che apparentemente è anti-senso.
Federico Di Gesualdo ha espresso questa dicotomia integrata nella mostra Which way?, tenutasi alla Florence University of Arts nel 2015. Quest’anno a Tarcento Jazz 2016 porta nuove prospettive sull’improvvisazione, l’errore e l’anti-senso nella pittura.

Apre la mostra Ritmo, pensiero, azione – Performance per anime inquiete di e con Federico Di Gesualdo e Giulia Tollis.

ORE 21:00

MINORANCE A late reflection on the revolutionary art of Fred Ho

Colonna1
Marco Colonna clarinetto, clarinetto basso, sax baritono
Ettore Fioravanti batteria, percussioni

“A due anni dalla scomparsa del grande sassofonista, compositore, combattente per la libertà Fred Ho ho deciso di riprendere la suite realizzata un anno fa che aveva per titolo The Joyful Breath of the Dragon, facendola esplodere nelle direzioni che la mia musica, e la riflessione sull’arte di Fred Ho continua ad innescare in me.
Stavo cominciando a lavorare con Ettore Fioravanti e si cercavano direzioni da seguire con cui convogliare le energie del nostro duo. Naturale è stato unire le cose, e trasformare la suite in quello che è ora, e questa trasformazione ha trasformato anche il titolo nell’attuale MINORANCE A late reflection on the revolutionary art of Fred Ho.
Ho preferito utilizzare i miei strumenti principali (clarinetto e clarinetto basso) su cui sono impegnato in una vera e propria rivoluzione sonora, per allontanare il lavoro dall’idea di commemorazione didascalica e per introiettare alcune istanze che dall’opera di Fred Ho io cerco di fare mie. Ricerca formale, senso della struttura, impianto tematico diretto e costruito attorno ad un materiale melodico di tipo squisitamente pentatonico sono le caratteristiche compositive della suite.
Dal punto di vista timbrico ho cercato di portare una ricerca sonora dello spazio scevro da ambientazioni esotiche ma intriso di un lavoro sulla spazialità reale, su un suono marmoreo dato anche da una registrazione in cui non si è ricorso assolutamente ad artifici ambientali.
L’idea di suono che avevo per questo lavoro è corrispondente al suono che sento riascoltandola. Naturale nel vero senso del termine.
La fortuna di lavorare con Ettore Fioravanti mi ha dato la possibilità di avere al mio fianco un vero architetto della batteria. In un set prettamente jazzistico riesce a costruire gli spazi in maniera profondamente sintattica, giocando un ruolo paritario nei confronti delle ance anche dal punto di vista melodico. Un grande maestro che ho l’onore di aver coinvolto in questo lavoro.
Al termine del lavoro ho deciso di inserire un brano di Cal Massey , autore caro a Fred Ho , fonte di ispirazione e grande combattente per i diritti del popolo nero. Brano che si trova originariamente sul capolavoro di Archie Shepp Attica Blues.
La figura di Fred Ho è una figura centrale per tutto quello che riguarda l’estetica e l’etica della musica (e dell’arte) che mi interessa. Il perenne interrogativo su forma e sostanza, sulla fruizione, sull’energia e la meditazione, sul conflitto e la perenne trasformazione dialettica del suono.
Non smetterò a breve di interrogarmi sulla sua figura, sul significato di una musica che possa essere veicolo di trasformazione e portatrice di un messaggio di liberazione.
Non smetterò mai di trovare nella minoranza un valore necessario alla critica, alla salvaguardia etica e alla proposta di strategie e valori necessari.” – Marco Colonna

a seguire

TALIBAM!

Talibam!4
Matt Mottel sintetizzatore
Kevin Shea batteria

Dal 2003 i Talibam! pompano coraggiosamente diversità musicale attraverso le casse dei palchi jazzistici più importanti al mondo: Matt Mottel e Kevin Shea di Brooklyn, New York, riescono nell’ impresa di miscelare rap, new wave, post-psichedelia e rumorismo reinterpretando le ideologie musicali più disparate con competenza, originalità e ironia. Nonostante la rudimentalità della loro iniziativa agisca da costante deterrente, il duo rimane devoto alla convinzione che l’applicazione della diversità nel suono sia di massima importanza per l’apprezzamento della diversità tra esseri umani. L’obiettivo ultimo dei Talibam! è e rimarrà quello di creare musica dal rispetto, ed essere rispettosi dei matrimoni tra le ideologie più disparate, legate assieme da competenza e curiosità.
I Talibam! hanno lavorato sodo per unire proseliti al loro processo; solamente negli ultimi anni i Talibam! hanno collaborato col leggendario neo-dadaista Yanasuo Tone al MoMA, portato a termine tre residenze a New York, registrato 3 album, completato 4 tournée in Europa e collaborato con la famosa coreografa Karol Armitage per una compagnia di danza.
Il loro ultimi album sono una disinvolta detonazione pop consacrata alla liberazione del perdigiorno contemporaneo (la cui intuizione si unisce in una danza cosmica rivoluzionaria proprio a causa di tutto ciò che lo circonda ed educa) e provano ulteriormente la produttività imitativa di questo elegante duo.

SABATO 23 LUGLIO

ORE 18:30 PALAZZO FRANGIPANE proiezione

Noi insistiamo! Suite per la libertà subito

Appunti per un film sul jazz

gianniamico
“Produttore, sceneggiatore, organizzatore di eventi e regista, Gianni Amico ha avuto un ruolo di notevole importanza nel panorama culturale italiano tra gli anni Sessanta e Ottanta, pur restandone con discrezione sempre ai margini. Il suo cinema costituisce un esempio unico di sintesi artistica tra forme e linguaggi differenti e distanti in una rielaborazione concettuale di numerose influenze, dal Neorealismo alla Nouvelle Vague, dal Cinéma Vérité al jazz e alla cultura latinoamericana. I due film presentati in rassegna formano un dittico quasi indissolubile, espressione di passioni e competenze che l’autore non solo dimostra di possedere, ma che ha assimilato e combina in una forma “altra” più complessa e profonda. Noi insistiamo! Suite per la libertà subito e Appunti per un film sul jazz sono lavori che sotto l’apparente e generica struttura documentaria, nascondono aspetti decisamente avanzati sia per stile che per tecnica e contenuti. Il primo, costruito sulla nota composizione di Max Roach del 1960 We Insist! Max Roach’s Freedom Now Suite – album essenziale della Storia del Jazz che coniuga la forma artistica afroamericana per eccellenza con l’impegno politico per la causa nera – associa alla musica immagini in bianco e nero del processo di emancipazione nera non solo americana.
Partendo dal discorso specifico di Roach, Amico lancia dunque un messaggio panafricanista, un messaggio collettivo che tenga conto di una realtà che va oltre quella locale per aprirsi a contesti internazionali, mondiali, in linea con il coevo pensiero di Malcolm X di cui il regista condivide apertamente le idee di protesta per una necessaria pacificazione. L’immediatamente successivo Appunti, si presenta invece come un film più personale, ma non meno originale, nel quale l’autore riesce a dare forma a un ideale estetico da lui spesso ribadito, secondo il quale per comprendere il jazz il pubblico deve viverlo da dentro. Utilizzando apparecchiature leggere e maneggevoli, come fosse esso stesso un musicista del gruppo, Amico conduce lo spettatore all’interno di una session bolognese di – tra gli altri – Gato Barbieri, Don Cherry e Jenny Clark in occasione del locale VII Festival Internazionale di Jazz.
Il film è costruito come un vero pezzo jazz, basato com’è su parti comunitarie (le prove e il concerto) e assoli (le interviste ai vari componenti). Testimonianza ed esibizioni si fanno tutt’uno, in un connubio tra arte e vita riflesso diretto della visione del cineasta. Pratica artistica quindi non come dimensione espressiva a se stante, ma legata indissolubilmente alla vita, da cui è condizionata e che a sua volta condiziona, in un imprescindibile rapporto dialettico.” Cinefilia Ritrovata

ORE 21:00

IMPROGRESSIVE

IMPROGRESSIVE byAlessandroCarpentieri
Alberto Popolla clarinetti
Errico De Fabritiis sassofoni

Improgressive, reinterpreta una serie di brani di gruppi della scena di Canterbury e del progressive inglese, integrandoli con brani originali. Sospesi tra libere improvvisazioni e suoni progressivi, tra Macchine Molli e Re Cremisi, le ance di Improgressive si fondono in un vortice di note e solenni spazi creativi.

“Rileggere il prog di Gong, Soft Machine, Caravan, King Crimson e via citando con sassofoni e clarinetti e basta? E’ possibile, se vi chiamate Improgressive. In “PRIMO” (Slam Record) fanno esattamente questo. Coraggio premiato.” G. Festinese – il Manifesto

a seguire

PARCO LAMBRO

parco lambro definitiva
Clarissa Durizzotto sax contralto
Mirko Cisilino tastiere, sintetizzatore Moog, trombone, tromba
Andrea Faidutti chitarra elettrica, basso ellettrico
Giuseppe Calcagno chitarra elettrica, basso ellettrico
Alessandro Mansutti batteria

Parco Lambro è un gruppo formatosi all’inizio del 2014 da musicisti attivi già da anni nella scena jazz/rock nazionale. La band mescola un sound progressive con elementi di improvvisazione libera e con la ricerca di sonorità noise. Parco Lambro, a cominciare dal nome, crea una continuità con la storia dei movimenti underground italiani ed europei, suonando una musica memore del percorso storico e sociale da cui essa stessa scaturisce, che mira però a trasportare l’ascoltatore in un altrove estatico e al tempo stesso attuale sulla base di elementi presenti nel proprio DNA culturale.

DOMENICA 24 LUGLIO

ORE 20:30 PALAZZO FRANGIPANE

BEE BRAIN

beebrain
Henry Cook sax alto, washint, flauti
Roberto Raciti contrabbasso
Ermanno Baron batteria

Bee Brain è un gruppo guidato dallo statunitense Henry Cook, sassofonista e flautista che ha inciso con alcuni tra i piu’ grandi musicisti afroamericani come John Tchicai, Bob Moses, Don Moye e Frank Lacy. La ritmica che dà forma al trio è composta da Roberto Raciti al contrabbasso ed Ermanno Baron alla batteria con i quali Cook da vita ad una formazione atipica ed originale di matrice certamente jazz ma con influenze afro e funk, capace di spaziare dai groove ethiojazz ai ritmi caraibici passando per l’improvvisazione estemporanea ed il jazz di Eric Dolphy.
Per l’occasione sara’ presentato il loro primo disco intitolato Honey, un lavoro che il trio ha realizzato dopo diversi anni di attivita’ e che raccoglie principalmente brani di compositori etiopi tra i quali Mulatu Astatke, con cui Henry Cook ha avuto l’onore di collaborare in tour ed incisioni varie suonando spesso il tradizionale washint, flauto etiope di cui è uno dei maggior esponenti in Occidente.

a seguire

KARKHANA

karkhana_gent
Mazen Kerbaj tromba, mezmar
Umut Çaglar fiati, flauti
Sam Shalabi oud, chitarra elettrica
Sharif Sehnaoui chitarra elettrica
Maurice Louca organo
Tony Elieh electric basso elettrico
Michael Zerang batteria, percussioni

Combinando alcuni dei più talentuosi ed innovativi musicisti dell’area mediorientale, provenienti da Beirut, da Il Cairo e Istanbul, Karkhana è un collettivo transculturale che si è incontrato per la prima volta a Beirut nel febbraio del 2014. L’obiettivo della band è quello di mettere insieme gli elementi delle tre principali scene di musica sperimentale del Mediterraneo: nel 2015 hanno pubblicato su Sagittarius A-Star Live At Metro Al-Madina, “un album dal vivo caratterizzato da una musica che vaga in territori attraversati da spinte opposte e sconquassanti, territori in cui ogni tentativo di costruire temi lineari dal retrogusto spacey viene messo costantemente in discussione da una gragnola di improvvisazioni scarnificanti” Antonio Ciarletta (Blow Up #215, Aprile 2016).
La musica del gruppo crea una miscela unica che mette insieme psichedelia, free jazz e suoni mediorientali: le performance dal vivo, costruite sulle capacità multi-strumentali di questa all star band, creano atmosfere dense di sorprese sia per gli ascoltatori che per i musicisti stessi, un qualcosa che potremmo definire “Free Middle-Eastern Music”.

Nelle tre serate saranno presenti gli stand del Giardino Commestibile, della libreria d’importazione Kobo Shop, Matite Volanti e Wizard Dischi. E il chiosco di Hybrida con prodotti del territorio.

Tutti i concerti sono ad ingresso libero e si svolgeranno a Palazzo Frangipane, situato nel centro di Tarcento in via C. Frangipane.
La mostra di Federico Di Gesualdo si trova nella rotonda superiore al primo piano di Palazzo Frangipane ed è visitabile con i seguenti orari: venerdì 22 luglio dalle 18:30 alle 24:00, sabato 23 e domenica 24 luglio dalle 16:00 alle 24:00
La proiezione dei due cortometraggi di Gianni Amico si terrà nell’atrio di Palazzo Frangipane.
In caso di maltempo i concerti si terranno presso Villa Moretti.

JAZZNONJAZZ: Š I R O M

GIOVEDI’ 24 MARZO
ORE 21:00 INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI
UDINE – CIRCOLO ARCI MIS(S)KAPPA – VIA BERTALDIA 38

ŠIROM (Samo Kutin, Ana Kravanja, Iztok Koren), Salon za ENO glasbo, 14.3.2015

ŠIROM (Samo Kutin, Ana Kravanja, Iztok Koren), Salon za ENO glasbo, 14.3.2015


Širom è un trio strumentale sloveno: i loro live sono un viaggio tra musica trance, bordoni acustici, estasi meditativa e armonie polimelodiche che si snodano attraverso valli psichedeliche cambiando direzione all’improvviso.
Il suono del trio è una combinazione unica di strumenti classici, tradizionali e autocostruiti.
Ogni componente dei Širom è impegnato anche in altri progetti musicali, come ŠKM banda, Hexen Brutale, Najoua, Samo Gromofon, e Horda grdih.

Iztok Koren – banjo, tamburo, chimes, balafon
Ana Kravanja – violino, viola, ribab, kalimba, bendir, balafon
Samo Kutin – ukulele, kalimba, arpe e percussioni, balafon

Širom bandcamp

RE:TRAX COMPLETE COMMUNION: TRAxART Incursioni sonore nei circuiti di Piermario Ciani

locandina
VENERDI’ 6 SETTEMBRE
DALLE ORE 17:00 INGRESSO LIBERO
Bertiolo (UD)

RE:TRAX
COMPLETE COMMUNION: TRAxART
Incursioni sonore nei circuiti di Piermario Ciani

“Un sistema modulare a componibilità illimitata”. È il cuore della “rete reale e virtuale” che Piermario Ciani, Vittore Baroni e Massimo Giacon idearono nel 1981 e che riprende vita il 6 settembre a Bertiolo, in provincia di Udine. L’evento si colloca nel centro storico del paese, negli spazi del cortile del complesso ex-filanda in collaborazione con l’enoteca della Proloco Risorgive Medio Friuli. La manifestazione, promossa dal Comune di Bertiolo, ideata e diretta dalle associazioni culturali Arbe Garbe e Hybrida, dai collaboratori e dagli amici più stretti di Piermario Ciani avrà inizio alle 17.00 nell’enoteca, dove si inaugurerà la mostra “One more Trax”. Alle 17.30 Vittore Baroni, Daniele Ciullini, Massimo Giacon e Giancarlo Martina – moderati da Lorenzo Marchiori – introdurranno al concetto modulare di Trax in un incontro che terminerà con il concerto di musica elettronica di Renato Rinaldi.
Alle 20.00, nel cortile del complesso ex-filanda, si esibiranno Arbe Garbe & Jestern (punk-folk ed elettronica), preceduti dalla libera improvvisazione degli Aghe Clope. La serata proseguirà all’enoteca con la musica elettronica di Steve Nardini e di nuovo all’ex-filanda alle 23.00 con l’avant-rock dei Trouble vs Glue e il rock psichedelico dei Mamuthones.

Re:Trax è la rielaborazione attuale del pensiero e del modus operandi di Piermario Ciani, che ha avuto proprio in Trax la sua espressione e il suo apice, coinvolgendo oltre cinquecento autori di diverse nazionalità. L’album in vinile Trax 0982 XTRA, realizzato nel 1982 da dieci musicisti mediante collaborazioni incrociate a distanza, viene considerato fra le pietre miliari dell’arte del networking, arte alla quale Piermario Ciani ha contribuito significativamente pur non spostandosi mai da Bertiolo, suo paese d’origine. In questa specifica occasione le tracce di Trax 0982 XTRA sono state ulteriormente rielaborate dai musicisti Renato Rinaldi, Mamuthones, Aghe Clope, Xabier Iriondo, Steve Nardini, Trouble vs Gluee, Jestern, Claudio Rocchetti, Ensemble Economique e Arbe Garbe.

La stessa sera gli Arbe Garbe presenteranno anche il loro ultimo lavoro “Complete Communion”, rivisitazione ed omaggio all’omonimo disco del jazzista afro americano Don Cherry. Se la prima facciata del disco riprende e reinterpreta due suite di Don Cherry (Elephantasy e Complete Communion) attraverso arrangiamenti che volano tra punk e jazzcore, nella seconda facciata, affidata al musicista elettronico JesterN, il suono granitico e le improvvisazioni della band vengono ulteriormente smontate e ricomposte dentro un pastiche totale in cui elettronica, improvvisazione, jazz e folk s’impastano in ritmiche sospese tra musica industriale e ambient. Il lavoro esce in vinile per Hybrida Label.

Piermario Ciani (1951-2006), è stato un autore poliedrico: i suoi tre decenni di produzione artistica sono caratterizzati da una continua ed irrefrenabile voglia di spaziare e sperimentare che lo ha portato ad agire nei campi più disparati: artista/mail artista, fotografo, editore, graphic designer, agitatore culturale e ideatore dei collettivi Trax, Luther Blissett (poi Wu Ming) e FUN – Funtastic United Nations. E’ stato uno dei protagonisti più rilevanti della cultura pop italiana, artista periferico ma allo stesso tempo mediaticamente attivo sul piano internazionale.

Ecco il programma dell serata:

Enoteca
17:00 inaugurazione mostra One More Trax

17:30 incontro con Vittore Baroni, Daniele Ciullini, Massimo Giacon e Giancarlo Martina: introduzione al concetto modulare TRAX
modera Lorenzo Marchiori

19:00 concerto Renato Rinaldi (elettronica)

Complesso Ex Filanda
20:00 concerti Aghe Clope (libera improvvisazione)
Arbe Garbe & Jestern (punkfolk & elettronica)

Enoteca
22:00 concerto Steve Nardini (elettronica)

Complesso Ex Filanda
23:00 concerti Trouble vs Gluee (avant rock)
Mamuthones (rock psichedelico)

In caso di maltempo, gli eventi previsti nell’ex-filanda, si terranno nell’auditorium comunale
Ottaviano Paroni.

WU MING 1: Point Lenana – storie di Africa, Alpinismo e camminatori sognanti

Senza titolo-1
VENERDI’ 30 AGOSTO
ORE 20:30 INGRESSO LIBERO
Tarcento – Centro Luciano Ceschia, via Julia 11

WU MING 1: Point Lenana – storie di Africa, Alpinismo e camminatori sognanti

Venerdì 30 agosto Wu Ming 1 presenterà a Tarcento il suo ultimo libro scritto a quarto mani con Roberto Santachiara. Venerdì 30 agosto, alle 20.30, presso la terrazza del centro “Luciano Ceschia”, Wu Ming 1 dialogherà con lo scrittore Max Mauro attorno a Point Lenana, recentemente pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero. Il libro è un affascinate oggetto-narrativo – parte reportage, parte romanzo, parte biografia – che prende spunto dalla vita del triestino Felice Benuzzi, che nel 1943 fuggì da un campo di prigionia africano per scalare la seconda montagna più alta del continente, il Monte Kenya. A seguire dj set Afrobeat e musica dagli altipiani a cura di Hybrida.

Dalla quarta di copertina:

«E dunque, che razza di libro è questo? È un racconto di tanti racconti. Parla di esploratori e squadristi, di poeti e diplomatici, di guide alpine e guerriglieri, dell’Africa e delle Alpi Giulie. Attraversa i territori e la storia di quattro imperi. Parla di uomini che vagarono sui monti. Uomini che in pianura e in città indossavano elmi e armature, e solo in montagna si sentivano finalmente leggeri, finalmente se stessi. La montagna era tempo liberato, rubato al dover vivere, conquistato con unghie, denti e piccozza».

Una notte africana del 1943, mentre nel mondo infuria la guerra, tre italiani fuggono da un campo di prigionia e scalano il Monte Kenya con mezzi di fortuna. Diciassette giorni di libertà, incoscienza e fame che morde, per poi tornare ai reticolati e riconsegnarsi ai carcerieri inglesi. Uno di loro, il triestino Felice Benuzzi, racconterà la storia in un libro, anzi: in due libri, e già qui si nasconde un mistero. Chi è Felice? Chi sono i suoi compagni di evasione? Cosa facevano prima della guerra, e cosa faranno dopo? Impossibile raccontarlo senza seguire le scie di molte esistenze, passando dalla Trieste asburgica alla Roma mussoliniana, dalla Cirenaica del guerrigliero Omar Al-Mukhtar alle Dolomiti del rocciatore triste Emilio Comici, dall’Etiopia del turpe generale Graziani alla Nairobi dove morí il Duca d’Aosta, dalle foreste della rivolta Mau Mau alla Berlino della guerra fredda, per arrivare infine ai giorni nostri. O meglio, al 2010, l’anno in cui Roberto Santachiara e Wu Ming 1 inseguono fantasmi fino in cima al Monte Kenya. Point Lenana è il risultato di anni di viaggi, interviste e ricerche d’archivio. È un’inchiesta-romanzo, un poema epico in forma di saggio, una scorribanda nel Novecento resa con una scrittura indefinibile e sicura, spesso commovente, a volte crudele.

Per maggiori informazioni sul libro e gli autori:
www.wumingfoundation.com/giap

Podcast - Podcast - Podcast
Hybrida Radio Show
Go To Podcast Page

Archivio Post