Concerti

Concerti all’Hybrida

TARCENTO JAZZ 2018 VII EDIZIONE

TARCENTO JAZZ 2018. VII EDIZIONE
Ex Cinema Margherita, Tarcento (Ud)

L’edizione 2018 di Tarcento Jazz si svolgerà il 4, 5 e 6 maggio. La settima edizione di questo festival continuerà il viaggio attraverso le innumerevoli sfumature del jazz moderno e, come nelle edizioni precedenti, si occuperà dei talenti emergenti e delle nuove direzioni dell’improvvisazione nazionale e internazionale, puntando la sua lente sulle realtà diverse, inquiete, ricche di talenti, utopie e idee. La rassegna si svolgerà nella sala dell’ex Cinema Margherita, ed è rivolta a un pubblico curioso e aperto alle contaminazioni per un tipo di musica dal forte impatto innovativo, come storicamente viene considerato il jazz.

Venerdì 4 Maggio ore 21
GIANCARLO SCHIAFFINI & GIORGIO PACORIG (Italia)
NADAH EL SHAZLY (Egitto)
À L’INTENTION DE MADEMOISELLE ISSOUFOU À BILMA, un film di Caroline de Bendern, colonna sonora di Barney Wilen

Sabato 5 Maggio ore 21
TURNING JEWELS INTO WATER (Haiti / Stati Uniti)
FAWDA TRIO (Italia / Marocco)
THE OLD NEW THING Hybrida sound & light

Domenica 6 Maggio ore 21
AVEC LE SOLEIL SORTANT DE SA BOUCHE (Canada)
AKIRA SAKATA & GIOVANNI DI DOMENICO (Giappone / Italia)

INFO BIGLIETTI
intero €10
*ridotto €8
abbonamento 3 serate:
intero €25
*ridotto €20

*ridotto: under 25, soci Arci

Potrai ritirare i biglietti/abbonamenti presso l’ex Cinema Margherita dalle 18:30 nelle giornate del festival

info: hyridaspace@gmail.com
evento Facebook

VENERDI’ 4 MAGGIO


GIANCARLO SCHIAFFINI & GIORGIO PACORIG
Presentano Dolenti Delitti Dolosi Dalle Dilette Doline (Setola Di Maiale, 2018), lavoro dedicato allo scazzone del Timavo (Cottus scaturigo) una specie ittica endemica della sorgente di questo fiume, in pericolo d’estinzione. Il duo Pacorig-Schiaffini è nato proprio in quella zona, ricca di doline, dove il Timavo entra e scaturisce carsicamente dal suolo; in qualche modo “improvvisa” il suo percorso ed è popolato da creature improbabili come lo scazzone, sorprendente e imprevedibile.


Giorgio Pacorig
Nato il 25 marzo del 1970; pianista, compositore e improvvisatore, Giorgio Pacorig è diplomato al conservatorio “G. Tartini” di Trieste.
Dal 1989 svolge un’intensa attività sia come pianista-tastierista sia come compositore, dando vita a numerose formazioni musicali che spaziano dal jazz alla musica elettronica, dalla musica per film alla musica improvvisata, e avendo modo di collaborare con numerosi musicisti di varia estrazione e provenienza, tra gli altri Joe Bowie, Don Moye, Mark Ribot, Kawabata Makoto, Giovanni Maier, Tobias Delius, Daniele D’Agaro, Axel Dörner, Massimo De Mattia e Jessica Lurie.
Tutte queste esperienze lo portano a suonare negli spazi musicali più vari, dai jazz club ai centri sociali, dalle rassegne di teatro ai festival jazz sia in Italia che all’estero.
Ha al suo attivo una cinquantina di incisioni discografiche come leader e come session man.


Giancarlo Schiaffini
Romano, classe 1942, Giancarlo Schiaffini si è laureato in fisica e si è poi imposto all’attenzione di critica e pubblico come un illuminato compositore, trombonista e tubista autodidatta. Ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni Sessanta e, proprio in quel periodo, ha cominciato la sua attività di compositore ed esecutore nell’ambito della cosiddetta musica contemporanea. Nel 1970 ha frequentato i corsi di Darmstadt con Stockhausen, Ligeti e Globokar, e ha fondato il gruppo strumentale da camera Nuove Forme Sonore. Nel 1972 si è perfezionato in musica elettronica con Franco Evangelisti, e ha poi lavorato con il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza fino al 1983. La lista dei sodalizi artistici che hanno segnato la sua parabola creativa è molto lunga e variegata, basti citare John Cage, Karole Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. È un elemento fondamentale di una delle più importanti big band europee, la Instabile Orchestra, e ha pubblicato per Ricordi un suo trattato sulle tecniche del trombone nella musica contemporanea.
Info e ascolti: http://bit.ly/2owgKSI


NADAH EL SHAZLY
Nonostante la sua giovane età (è nata nel 1989), Nadah El Shazly è un nome di spicco della scena musicale underground egiziana, e ha alle spalle persino un passato in una cover-band dei Misfits. Negli ultimi anni la cantante si è poi indirizzata verso l’avanguardia, in particolar modo l’elettronica, sperimentando dapprima in solitudine e poi chiamando a sé quel foltissimo ensemble di musicisti che vediamo oggi comparire nei lunghi credits di Ahwar, debutto dello scorso anno.
Ahwar (“paludi” in arabo) è un disco capace di immergerci nei territori dell’ignoto, con una serie di composizioni sperimentali completamente indipendenti l’una dall’altra, in cui la sua voce è sempre l’indiscussa protagonista; una voce che, parafrasando ciò che canta lei stessa, “viene da un tempo lontano e scappa da sola nel deserto”.
Un album di grande interesse, un esperimento riuscito pienamente, un pugno di composizioni ispirate e coinvolgenti sulle quali convergono splendidamente la tradizione e la sperimentazione, dal canto melodico arabo all’avant jazz, dal folk all’elettronica, all’improvvisazione, per un’esperienza musicale di grande spessore e piacere, ricca di spunti e soluzioni originali.
Info e ascolti: http://bit.ly/2GR9qIb


À L’INTENTION DE MADEMOISELLE ISSOUFOU À BILMA, un film di Caroline de Bendern, colonna sonora di Barney Wilen
Il francese Barney Wilen tra gli anni Cinquanta e Sessanta lavora con Miles Davis, Kenny Clarke, Art Blakey e Thelonious Monk. Ma sente che deve spingersi oltre e cerca una fusione tra rock, jazz e psichedelia. All’inizio del 1970 riunisce una squadra di registi, tecnici e musicisti e parte per l’Africa a documentare i suoni del continente. Tutto finisce a scatafascio come in un fim di Herzog, la truppa si perde per strada e dopo due anni Wilen torna a casa con una serie di registrazioni che pubblicherà in un doppio LP, Moshi, nel 1972. Moshi è, come dice Wilen, “Una zuppa dell’umanità. Una trapunta di patchwork dove il filo è l’Africa, ma il materiale è tessuto da fonti e idee infinitamente diverse.” Un incrocio tra jazz africano, escursioni funky, Miles Davis, Herbie Hancock, Soft Machine, i meccanismi psichedelici dei Grateful Dead, in cui non si capisce dove finisce l’Africa e inizia Barney Wilen.

SABATO 5 MAGGIO


TURNING JEWELS INTO WATER
Il progetto nasce dall’incontro tra la compositrice, percussionista e turntablist haitiana Val Jeanty e il compositore e percussionista statunitense Ravish Momin durante una residenza artistica a New York nel settembre del 2017. La loro collaborazione, radicata nell’improvvisazione e strutturata come un rituale, evoca i regni esoterici del subconscio creativo: ispirandosi alla religione voodoo, Val ricrea l’antico ritmo e la vibrazione di Haiti attraverso l’elettronica, mentre Momin, con un background di tradizione indiana, nordafricana e mediorientale, ha sviluppato un originale mix di ritmi elettro-acustici, che fonde l’improvvisazione del jazz a quella della musica indiana.
Insieme esplorano le potenzialità delle nuove tecnologie per creare un flusso ininterrotto tra sonorità acustiche e elettroniche.
Info e ascolti: http://bit.ly/2HTZoao


FAWDA TRIO
Il Fawda Trio nasce a Bologna nel 2011 dall’incontro dei musicisti Fabrizio Puglisi, Danilo Mineo e Reda Zine originario di Casablanca. La musica dei Fawda naviga tra repertorio sacro e profano, testimoniando un patrimonio musicale aperto alle influenze di altri linguaggi. L’impronta dei Fawda proviene dalla musica Gnawa marocchina e dal suono basso e caldo del Guembrì, strumento tradizionale a tre corde, testimone di una cultura musicale legata alla trance, alla guarigione, al sufismo e ad antichi culti di possessione. Un incontro inedito tra tradizione e innovazione che attinge dalle sonorità Gnawa, dall’elettronica e dal jazz contemporaneo, da Sun Ra a Coltrane.
L’LP Road to Essaouira, prodotto dall’etichetta Original Cultures (UK/IT), e’ stato inciso in Marocco nel 2016, in collaborazione con i Dj/producers londinesi Swami Million, con il Maallem Najib Soudani e i musicisti della confraternita Gnawa di Essaouira.

One of the most underrated releases of the year, a hypnotic ensemble of deep, obscure and native jazz GILLES PETERSON

Info e ascolti: http://bit.ly/2FDfOmM

Reda Zine guimbrì, voce
Classe ’77, autore, compositore poliglotta, musicista e documentarista attivo dal 1996 a Casablanca con i Carpe Diem e dal 1999 a Parigi con i Café Mira (EMI). E’ in Italia a partire dal 2008 dove ha fondato gli Hardonik e suonato e registrato con i Voodoo Sound Club. D.A. di Creative Commons MENA dal 2011 al 2015 e vincitore del CC Korea2012, ha diretto vari progetti musicali e visual P2P nel mondo arabo e non solo. Ha inoltre collaborato con Chuck D dei Public Enemy per il suo ultimo documentario, “Long Road to the Hall of Fame”, e per la sua colonna sonora originale (Slamjamz Records). Con i Fawda riesce ad integrare le sue varie influenze musicali, con ispirazioni afrofuturistiche.

Fabrizio Puglisi piano, ARP Odyssey synth, percussioni, voce
Apprezzatissimo e conosciuto solista nell’ambito del jazz e delle musiche improvvisate, ha collaborato tra gli altri con David Murray, Don Byron, John Zorn, Steve Lacy, Tristan Honsinger, Han Bennink, Hamid Drake, William Parker, Louis Sclavis, Lester Bowie, Rob Mazurek, Don Moye, Butch Morris, Kenny Wheeler, Enrico Rava, Flavio Boltro, George Russell, Dave Liebman, Michel Godard, Deus Ex Machina, Mark Dresser, Cristina Zavalloni, Gianluca Petrella, Italian Instabile Orchestra, Keith Tippett, Gunter Baby Somme Orchestra, Keith Tippett, Gunter Baby Sommer, Alfio Antico. Insegna Pianoforte Jazz al Conservatorio “Dall’Abaco” di Verona a alla Siena Jazz University.

Danilo Mineo percussioni, voce
Considerato percussionista poliedrico attivo in vari gruppi musicali e produzioni discogra?che: Voodoo Sound Club, Mop Mop, Guantanamo, The Mixtapers, Kalifa Kone Ensemble con cui si è esibito in vari festival internazionali di musica, Europa e Africa. Ha collaborato tra gli altri con Giancarlo Schiaffini, Roberto Freak Antoni, Roy Paci, Gianluca Petrella, Famoudou Konatè e tanti altri. In ambito didattico, nel 2102 la casa editrice Carisch pubblica il suo “Autodidatta” metodo completo per percussioni. Nel 2017 in collaborazione con il vibrafonista Pasquale Mirra realizza la produzione di un manuale di educazione musicale rivolto ai bambini “Musica e Gioco”.

Brothermartino mpc, synths
E’ un musicista/produttore/Dj attivo in molti progetti diversi. In qualità di sassofonista e flautista e di producer/beatmaker ha inciso su etichette come Jazzman Records (UK), Sonar Kollektiv (D), Irma Records (IT), Fuzzoscope (USA), Record Kicks (IT), Dub Dojo (USA), Bassplate, ecc. ed il suo ultimo vinile per la berlinese Money $ex Records di Max Graef e Glenn Astro, sta ottenendo importanti consensi da influenti Dj della scena internazionale. E’ co-fondatore dei The Mixtapers, ed ha inciso con Georgia Anne Muldrow, Dudley Perkins, Mark Wonder, Buscrates 16bit Ensemble, Mecca:83, Dj Lugi, The Ivory Boy, e molti altri.

THE OLD NEW THING Hybrida sound & light
Set musicale incentrato sulla black music degli anni Sessanta e Settanta, mentre la parte visuale si svilupperà attraverso foto dei musicisti dell’epoca, degli attivisti politici, delle copertine dei dischi e di filmati e spezzoni di film del periodo.

DOMENICA 6 MAGGIO


AVEC LE SOLEIL SORTANT DE SA BOUCHE
Il quartetto Avec Le Soleil Sortant De Sa Bouche è una sorta di super-gruppo del giro della label canadese Constellation che vede al basso Jean-Sébastien Truchy dei Fly Pan Am, alle chitarre Eric Gingra e Sébastien Fournier e alla batteria Samuel Bobony che hanno bazzicato in mille formazioni legate all’etichetta.
La band si allontana però dalle coordinate sonore post rock apocalittiche della Constellation per dare sfogo a un suono vorticoso, perso tra aperture cosmiche e ritmiche afro funk, anfratti dub, rumorismi e suoni ambientali, bordate di synth e slanci melodici. Come una jam session tra Tortoise e Talking Heads.
Info e ascolti: http://bit.ly/2FEVTDQ


AKIRA SAKATA & GIOVANNI DI DOMENICO
La differenza generazionale rappresenta il fattore di riuscita di questo duo: entrambi i musicisti proiettano i loro mondi artistici mettendoli l’uno accanto all’altro, ma senza prevaricazioni, con rispetto; e dall’integrazione non sintetica delle due prospettive se ne ricava una terza, somma amplificata delle precedenti. Sakata porta con sé la sua pragmatica e unica visione orientale che si nutre anche dell’improvvisazione libera, rivisitata come in una sorta di filtro universale, privata delle sue originali connotazioni occidentali. Akira volteggia tra escursioni melodiche, brevi e ipnotiche elucubrazioni vocali che sanno di tradizione teatrale, campanelli che funzionano come break di scena e improvvise sferzate nello spettro dell’improvvisazione più rude e caotica.
Di Domenico invece è un frutto della modernità: pensoso, sistematico, con approcci differenziati alla tastiera che non disdegna un respiro melodico. Ma la vera qualità artistica del pianista è il saper mettere le note giuste al posto giusto nel mosaico che si compone gradualmente nello sviluppo musicale. Una capacità evocativa sempre presente, che utilizza patterns musicali differenti, ma che avvinghia e non delude mai.


Akira Sakata
Akira Sakata è tra i maggiori protagonisti del free jazz giapponese fin dai primi anni Settanta, quando entra a far parte del trio del pianista Yosuke Yamashita, contribuendo a definirne il suono e facendosi notare da subito tanto per la tecnica strumentale estremamente avanzata, quanto per la forza iconoclasta nel modo di suonare, capace di costruire un muro di suono invalicabile eppure sempre preciso e tagliente. In seguito ha sviluppato diversi progetti personali e importanti collaborazioni con, fra gli altri, Bill Laswell, Pete Cosey, Ronald Shannon Jackson; e in anni recenti con talenti emergenti quali Darin Gray e Chris Corsano (nel trio Chikamorachi), ma anche con nomi storici del noise nipponico come Merzbow e Hijokaidan.


Giovanni Di Domenico
Italiano di nascita ma residente in Belgio, Giovanni Di Domenico è un pianista e sperimentatore elettronico che si è fatto notare per le collaborazioni importanti (tra gli altri: Jim O’Rourke, Akira Sakata, Tony Allen) e per la curiosità onnivora con cui affronta i molti progetti originali che lo vedono protagonista. Influenzato in egual misura dalla tradizione più avventurosa del piano jazz e dalle molteplici suggestioni di un’infanzia passata tra Libia, Camerun e Algeria, nella sua musica si sentono gli echi di Paul Bley e Cecil Taylor, ma anche il canto del muezzin e le strutture ipnotiche della musica rituale africana, il rock e l’improvvisazione libera più radicale.
Info e ascolti: http://bit.ly/2t4h1Rh

Testi per Akira Sakata & Giovanni Di Domenico a cura del Centro d’Arte Padova.

SABATO 5 MAGGIO


Jazz&Sketches – Workshop
Il disegno dal vero istantaneo
in concerto… che segno suona?
con Giulio Calderini urban sketcher
+ i musicisti del festival

Programma
ORE 16
Accredito base (euro 10) – Accredito + concerti serata (euro 15)
ORE 16.15-17 Approccio concettuale / Dimostrazioni, tecniche di base e consigli / Esercizi assistiti e ricerca sul “segno bianco&nero Jazz” / …rompere gli indugi!
ORE 17-18.30 Set dal vivo con i musicisti in prova. Si disegna sul palco e in giro. Temi in campo: scelta del soggetto e delle inquadrature, composizione, illuminazione, piani prospettici, espressività della figura in movimento…Sentire, “schizzare” molto, divertirsi.
ORE 18.30-19 Riunione finale per analisi dei lavori eseguiti e approfondimenti sull’esperienza.
DALLE ORE 21 Per chi si è accreditato. Durante i concerti della serata potrà continuare a disegnare sul taccuino tra il pubblico, seguendo musica e musicisti. Il “tutor” sarà vagante ma raggiungibile.

Vuoi partecipare?
Allora devi portare un minimo di materiali. Disegnare dal vero in giro richiede equipaggiamento leggero soprattutto ai concerti: musicisti in continuo movimento, condizioni di luce minime, quasi sempre in piedi. Per cui: taccuino Moleskine o simili (preferibile, nella tradizione del taccuino da viaggio) oppure blocco da disegno (A5) con carta adeguata alle tecniche impiegate, che possono essere: 1) grafiti – matite, carboncini, pastelli = toni di grigio. 2) penne/pennarelli vari spessori = B&N al tratto.
Chi desidera può portare anche dei pennarelli a colori, anche se la scelta di fondo del workshop è lavorare in “bianco&nero jazz”, sostanzialmente con tratteggio o toni di grigio.
Sei un principiante? L’occasione per verificare le tue potenzialità e motivazioni.
Praticante? Regalati un’esperienza unica: disegnare a contatto con musicisti dal vivo e perfezionare la tua tecnica.

Chi è?
Giulio Calderini ha un lungo percorso professionale come illustratore e grafico, su committenza e sul piano della ricerca espressiva personale. Ha sperimentato varie tecniche grafiche in ambiti artistici e nella comunicazione visiva. Da sempre interessato al rapporto immagine e musica (suoni e segni)…
A volte abbandona i mondi immaginifici per uscire e tentare di descrivere, taccuino alla mano, una delle realtà possibili: l’attimo del disegno dal vero. Fondatore del gruppo Urban Sketchers “Matite Volanti”.

TARCENTO JAZZ 2018 VII EDIZIONE
CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI TARCENTO
LA COLLABORAZIONE DI DOBIALAB
MEDIA PARTNER RADIO ONDE FURLANE THE NEW NOISE

HYBRIDA ANNO 15: SUNWATCHERS + MAKHNO


SABATO 31 MARZO
MANZANO – PARCO ELSO SARTORI – VIA DELLA ROGGIA 54

15 anni!!!
Hybrida iniziava la sua attività il 23 marzo del 2003: li vogliamo festeggiare insieme a voi con dj set, cena sociale, i concerti di Sunwatchers (Brooklyn avant-psych/rock/jazz ensemble su Trouble In Mind / Castle Face) e Makhno (Paolo Cantù) .
Un’occasione per stare insieme, mangiare e bersi qualche birretta, ballare e sostenere Hybrida.

programma
– dalle ore 15 chioschi aperti
– sempre più o meno da quell’ora Calcio Bailado Nao Arbitrado, torneo di balon
– i concerti, al coperto, di Makhno e Sunwatchers inizieranno intorno alle 21:30
– prima e dopo i concerti dj set + Hybrida light show

MAKHNO avant-rock / post-punk

Makhno è il one man project di Paolo Cantù, musicista autodidatta, chitarra elettrica e qualsiasi altra cosa gli capiti tra le mani.
Da più di 30 anni sulle scene è stato membro fondatore di band quali Tasaday, Aferhours, Six Minute War Madness, A Short Apnea, Uncode Duello. Ha suonato inoltre in numerosi side project tra cui End Of Summer, Four Gardens In One, Ear@Now, Damo Suzuki’s Network. Insomma, un pezzo di storia della scena undeground italiana.
Trent’anni di frequentazione di musiche altre che conducono a Makhno, suo primo progetto solista: industrial e post-punk, Throbbing Gristle e Big Black, il tocco e l’anima di un chitarrista e polistrumentista unico e personalissimo.
Dopo l’album di esordio Silo Thinking (2013), primo sotto il moniker Makhno e il successivo The Third Season (2015) ecco a tre anni di distanza Leaking Words, ancora una volta a nome Makhno, e anche questa volta suonato, registrato e mixato in completa solitudine.
L’album in vinile 12” vede il contributo dell’immancabile Federico Ciappini alla voce nei brani La Ragazza in Coma e Attese, oltre a quello di Hysm?, voci in Sunday Clouds, Andrea “Marsala” Bordoni, voce in Can the World be as sad as it seems? e Chiara Mattioli, testo in Techno (Berlino in Sottofondo).
neonparalleli.blogspot.it

SUNWATCHERS

I newyorkesi Sunwatchers sono un gruppo strumentale perso fra psichedelia, free e minimalismo. Jim McHugh suona chitarra e phin elettrico – sorta di chitarra thailandese – Peter Nye Kerlin è al basso, Jeff Tobias soffia come un matto nel suo sax contralto e Jason Robira picchia la batteria.
A questo nucleo fondamentale si aggiungono di volta in volta ospiti a seconda delle necessità, alcuni arrivano da progetti già esistenti come Dark Meat, Arthur Doyle’s New Quiet Screamers, NYMPH e Chris Forsyth’s Solar Motel Band. Si incontrano tutti a Brooklyn, New York, e improvvisano una band che unisce rock psichedelico, drone music, punk e jazz.
Sono stati definiti una band difficile da inquadrare ed impossibile da afferrare. In parte è vero, mischiano un sacco di generi e sottogeneri, citando di continuo le loro innumerevoli fonti di ispirazione: immaginate di prendere le reiterazioni minimali di Terry Riley, e di mischiarle a dei pattern ritmici imparentati all’afrobeat di Fela Kuti, poi aggiungeteci un pizzico di psichedelia ossessiva à la Oneida e immergete il tutto nelle ribollenti jam strumentali dei purtroppo dimenticati Laddio Bolocko. Quel che otterrete sono i Sunwatchers, artefici di un suono ricco e affascinante, che vive di impulsi emotivi, parla alla pancia ed al cervello, e parla decine di lingue diverse tutte legate ad un’instancabile ed invincibile anima jazz. La band newyorchese ha fin qui prodotto due Lp (l’omonimo su Castle Face, l’etichetta di John Dwyer dei Thee Oh Sees, e “II” su Trouble In Mind, appena pubblicato): una macchina sonora pulsante di ritmo e rumore.
sunwatchers.bandcamp.com

OSWALDOVI: SONGS ABOUT PERSECUTIONS


VENERDI’ 22 DICEMBRE
ORE 21:00 INGRESSO LIBERO RISERVATO AI SOCI ARCI
UDINE – CIRCOLO ARCI MIS(S)KAPPA – VIA BERTALDIA 38

Oswaldovi sono un duo cecoitaliano composto da Andrea Rottin e Katerina Malá; due voci, chitarra elettrica, batteria minimale, linee di basso suonate alla tastiera. La loro musica è un rock psichedelico influenzato dal blues nordamericano anni Trenta e da quello tuareg, dal folklore sudeuropeo e dalle colonne sonore spaghetti western. Il tutto è caratterizzato da una ricerca di equilibrio tra la sperimentazione vocale ed un approccio vicino a forme tradizionali di canto corale.

A marzo è uscito il nuovo disco degli Oswaldovi intitolato Songs About Persecution. Il disco è ispirato a vicende di persone che hanno vissuto e migrato nei territori dell’Europa meridionale e nell’ex Austria-Ungheria dagli inizi del Novecento ad oggi, per motivi personali, perché perseguitate o per sfuggire a giochi di potere che minacciavano la loro esistenza.

Andrea Rottin voce, chitarra, sonagli
Katerina Malá voce, timpano, rullante, campanacci, piatti, sintetizzatore

info e ascolti http://www.oswaldovi.cz/

TARCENTO JAZZ 2017: GREG FOX + ODBO OQPO

VENERDI’ 8 DICEMBRE
ORE 21:00 INGRESSO 10€
TARCENTO – EX CINEMA MARGHERITA – VIALE MARINELLI 20 (UD)

GREG FOX

Greg Fox è l’irrequieto batterista dei Liturgy, passato attraverso le lande free degli Zs e quelle acide dei Guardian Alien, approdato a collaborazioni di primo livello – il super gruppo Ex Eye con Colin Stetson, Ben Frost, ma anche il Fox Millions Duo con Kid Millions degli Oneida – e che adesso sembra aver messo in atto uno scarto non da poco con “The Gradual Progression”, suo ultimo lavoro che presenterà a Tarcento Jazz 2017, per una performance che si preannuncia immersiva, avvolgente e senza cali di tensione.
Descritto dal musicista come un viaggio dentro se stesso e più ambiziosamente come il frutto della ricerca della sua vera voce come artista, The Gradual Progression unisce poliritmie aliene generate da un drumming post-free, iconoclastia da jazz dei tempi che furono, spiritualità ancestrale ed echi post-(fourth)world.
Il tutto benedetto dall’alto dai padrini Don Cherry e Pharoah Sanders e in terra da quel Milford Graves che aveva supportato Fox nel precedente Mitral Transmissions, in cui l’americano aveva già tentato una via “molto personale” al drumming-solo.

Info e ascolti https://gregfox.space/

OdbO OqpO

Il trio Odbo OqpO nasce nel 2017 dall’idea del duo Pascolo/Novello di ampliare le proprie proprietà espressive dopo anni di collaborazione e attività live con il progetto hBar inserendo nel progetto il percussionista Vid Drašler, figura centrale della nuova musica slovena.
Il fine del trio è di accostare improvvisazioni e composizioni cercando un equilibrio tra strumenti acustici come flauti, sax e percussioni e i sintetizzatori autoassemblati di Alberto Novello. Le sonorità spaziano dal tradizionale free jazz alla sperimentazione elettroacustica a momenti di psichedelia, con passaggi affini alla musica classica contemporanea.

Paolo Pascolo flauto, flauto basso, sax tenore
Alberto Novello synth modulare
Vid Drašler batteria e percussioni

Info e ascolti http://bit.ly/2yDO9Sv

FORMA Free Music Impulse #8

FORMA Free Music Impulse #8 from renato rinaldi on Vimeo.

6 settimane di festival tra settembre e novembre 2017, con un intenso programma polifonico di concerti, live cinema, performances, proiezioni, workshops e incontri distribuiti su 6 comuni del territorio regionale, e con due appuntamenti oltre confine in Austria e Slovenia, FREE MUSIC IMPULSE presenta una panoramica sullo stato dell’arte di quelle pratiche artistiche che lavorano sul rapporto uomo/tecnologia/territorio.
Siamo convinti che è anche fuori dalle grandi città che va promossa una corretta cultura digitale, perché è proprio lontano dal centro che l’apporto della tecnologia può fare la differenza. Distribuendo il festival, oltre che nella città di Udine, anche nei piccoli centri del Friuli, abbiamo voluto valorizzare la cultura locale mettendola a confronto con le esperienze di artisti e studiosi che vivono e operano nel cuore dell’Europa, e ne conoscono il fascino e le contraddizioni.

Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito eccetto dove indicato.
I minori di 25 anni hanno accesso gratuito a tutte le attività del Festival fino ad esaurimento dei posti a loro dedicati e previa prenotazione alla mail hybridaspace@gmail.com

freemusicimpulse.com

Podcast - Podcast - Podcast
Hybrida Radio Show
Go To Podcast Page

Archivio Post